L’appello di Assonautica Venezia: “Andare in barca è sicuro, diamo lavoro ai nostri cantieri”

Scritto da il 16 Aprile 2020

Assonautica di Venezia ha inviato una richiesta congiunta al presidente della Regione Veneto Luca Zaia e al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro per chiedere -per quanto di loro competenza – di permettere agli armatori veneti e ai soli componenti dei loro nuclei familiari di poter riprendere l’attività nautica entro la fine del corrente mese di aprile.

Una richiesta che nasce per renderli partecipi – pur essendo una tematica secondaria rispetto alla situazione sanitaria – della criticità del comparto nautico e delle filiera ad esso collegata.

“Un rischio grave per l’economia italiana – spiega il presidente di Assonautica Venezia Marino Masiero – che vede 178.400 addetti nel settore nautico andare in controtendenza rispetto al resto del paese, con un aumento medio costante del fatturato annuale che supera il 15% dal 2012 fino al 2019. In Liguria il Governatore Toti ha riaperto la produzione dei cantieri, ma se non si prospetta la riapertura in tempi brevissimi delle attività del diporto, l’intero segmento veneto che di fatto non ha grandi realtà di produzione, ma bensì di servizi, rischia il default.”

La nautica in Veneto è collegata sia al turismo “residente”, sia a quello “forestiero”, sia alla mobilità sulla gronda lagunare. Migliaia di famiglie venete dipendono dal settore dei servizi che è fortemente stagionale e questa chiusura sta di fatto facendo slittare i ricavi di un anno. La tipologia della nautica veneta è quello della micro e piccola impresa a conduzione familiare. La sua dimensione ne fa una realtà particolarmente capillare ma fragile. La stagionalità dell’attività diportistica impone la preparazione delle imbarcazioni in questo periodo. 

A fronte dell’incertezza della fine della cosiddetta “fase uno” della pandemia che viene rimandata di scadenza in scadenza dal Governo in funzione dell’evolversi della situazione sanitaria, nonostante il fatto che le attività cantieristiche nautiche siano state ammesse tra quelle aperte dai due DPCM riguardanti l’emergenza covid 19 e dal DM Mise 25 marzo 2020, l’utenza non ha dato il via nella quasi totalità dei casi alle consuete lavorazioni stagionali. 

Ciò significa che, perdurando la situazione d’incertezza sulla possibilità o meno di varare le barche, ed essendo incombenti in questi giorni i termini di apertura della stagione nautica che anticipano normalmente di due mesi quella balneare, l’intero comparto nautico del Veneto, zone costiere, Laguna, fiumi e Lago di Garda inclusi, rischia, nel caso andasse bene, di perdere un anno di lavoro, altrimenti di chiudere i battenti.

Si assiste in questi giorni a centinaia di disdette delle prenotazioni di posti barca da parte dei clienti esteri e l’assenza quasi totale di ordini di lavori di preparazione delle barche da parte dei clienti delle nostre associate. 

L’andare in barca è un’attività isolante per sua natura, chi va in mare si allontana dai luoghi di massa da sempre. Il diportismo non si caratterizza, come la maggior parte delle attività ludiche con necessità di stare in una squadra o con gli assembramenti tipici delle manifestazioni sportive. Chi va in barca normalmente lo fa con la propria famiglia e non c’è dubbio che rispetto al rischio di contagio, la barca sia addirittura ancor più sicura della propria casa. I distinguo da mettere in atto per evitare il rischio di contagio sono veramente pochi e di facile applicazione: l’utente nautico esce da casa, sale in auto, arriva in porto, sale in barca ed esce in mare. Non ha bisogno cioè di condividere niente con nessuno, tranne che fare carburante una tantum con le dovute precauzioni ed usando i dispositivi individuali, così come per fare il pieno all’auto.

Senza la possibilità di mettere in acqua le barche entro la fine di aprile, assisteremo alla rinuncia definitiva degli utenti ad eseguire i lavori di preparazione delle barche, a fronte della compressione della stagione oramai aperta e questo comporterà la perdita dei ricavi dell’intero anno dato che, con le barche a secco, non ci sarà nemmeno necessità a novembre prossimo, di fare manutenzione pre-invernale. 

“Riceviamo quotidianamente il grido di allarme delle nostre imprese – conclude Masiero – e centinaia di richieste dei nostri iscritti di poter tornare in mare, attività quest’ultima che non farebbe di certo male a molte, troppe persone in tensione. Ciò consentirà di sbloccare fin da subito le lavorazioni nei cantieri e permetterà altresì alle famiglie chiuse in casa da oltre 40 giorni di stare all’aria aperta in totale sicurezza.” 

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