Trasporto pubblico locale, Zaia scrive a premier conte e al ministro De Micheli

Scritto da il 29 Maggio 2020

Il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha scritto una lettera al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, al ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli e per conoscenza ai deputati e senatori eletti in Veneto, per sollecitare il reperimento di risorse da destinare alle aziende di Trasporto Pubblico Locale, colpite da una gravissima crisi finanziaria a causa dell’emergenza pandemica.

Zaia, sottolineando la necessità di “evitare la distruzione di un elemento essenziale del sistema Paese, come il TPL, da cui non si può prescindere per la ripresa economica e per la sopravvivenza dell’economia stessa del nostro territorio”, precisa che in Veneto il trasporto su ferro, gomma e acqua si sostiene con risorse annue pari a circa 850 milioni di euro, di cui quasi il 50%, circa 400 milioni, derivano da ricavi da vendita di biglietti e abbonamenti: “un dato percentuale particolarmente significativo – afferma il presidente – che rappresenta certamente un’eccellenza a livello nazionale. In alcune altre realtà italiane, infatti, le entrate da traffico si attestano su percentuali in molti casi notevolmente inferiori. Ma nel sistema veneto l’improvvisa e drastica riduzione delle entrate dalla vendita di titoli di viaggio a causa dell’emergenza in corso (il calo ha toccato punte del 95%), genera uno squilibrio nei bilanci delle società che assume una dimensione impossibile da colmare con risorse aziendali, ovvero degli Enti Locali, o da parte della Regione”.

Le risorse pubbliche normalmente destinate dallo Stato mediante il Fondo Nazionale

Trasporti ammontano per il Veneto a poco più di 400 milioni di euro che, assieme alle risorse aggiunte dalla Regione e alle altre risorse introitate dalle Aziende, oltre ai ricavi da traffico, consentono l’equilibrio dei bilanci delle società di trasporto.

Nel recente DL “Rilancio”, il Governo ha stanziato 500 milioni di euro a livello nazionale per “riequilibrare” i bilanci delle società del TPL, ricomprendendo in tale somma anche i rimborsi degli abbonamenti da erogare a chi non ha potuto fruire del servizio a causa delle limitazioni dovute all’emergenza. Dalle prime analisi, al Veneto, sarebbe assegnata una quota pari a oltre il 10%, significativa ma del tutto insufficiente a soddisfare il fabbisogno stimato che, nella migliore delle ipotesi, non risulta inferiore a 120 milioni di euro per il 2020.

“Pertanto, in assenza di risorse adeguate – evidenzia il presidente veneto –, l’unica alternativa sarebbe di ridurre drasticamente, entro poche settimane, i servizi di trasporto programmati, collocando di conseguenza il personale in cassa integrazione, per poter chiudere i bilanci delle società in pareggio; soluzione questa non certamente percorribile senza ingessare tutto il territorio e l’intero sistema produttivo, proprio nel momento di necessità per il rilancio dell’economia”.

Il drastico calo della fruizione dei mezzi di trasporto da parte dei cittadini a causa dell’imposto lockdown, unito a una certa diffidenza all’utilizzo del mezzo pubblico a favore dell’auto privata anche nella cosiddetta Fase 2 generata dal Covid 19, nonché il diffondersi di attività lavorative “agili” comporta una previsione di entrate da “traffico” per i prossimi mesi del tutto insufficiente a coprire i costi del sistema. Tali costi, peraltro, se potevano essere considerati comprimibili durante il lockdown, non possono certamente essere ridotti nella Fase 2, a causa della necessità di dover comunque garantire un numero idoneo di mezzi di trasporto per consentire la mobilità in sicurezza, che comporta adeguate distanze sociali per i passeggeri.

“Attualmente – conclude Zaia – le aziende di trasporto stanno programmando ed erogando i servizi senza avere conferma certa della copertura finanziaria delle prestazioni, con il rischio, senza ulteriori risorse aggiuntive, di arrivare a fine anno all’inevitabile dissesto finanziario delle società di trasporto che, come è noto, occupano solo in Veneto direttamente circa 7.000 dipendenti. Vista la gravità della situazione, è indispensabile intervenire con decisione, anche in occasione della prossima conversione del Decreto Legge “Rilancio”, prevedendo di aumentare significativamente le risorse stanziate in tempi utili a scongiurare scenari drammatici”.

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