Deposito GPL, il ministro D’Incà: “L’impianto che non entrerà in funzione è una vittoria per il territorio”

Scritto da il 7 Agosto 2020

“Il deposito di Gpl nel comune di Chioggia non entrerà in funzione: nel decreto agosto emanato dal Consiglio dei Ministri, è stata inserita una misura che prevede il divieto di rilasciare autorizzazioni per nuovi impianti di stoccaggio di Gpl e di esercizio degli impianti già autorizzati ma che non sono ancora attivi nei siti riconosciuti dall’Unesco. Si tratta di un risultato fondamentale per il territorio grazie a una battaglia condotta da tempo dal Movimento 5 Stelle e dal ‘Comitato No Gpl’”.

Lo dichiara Federico D’Incà, Ministro per i Rapporti con il Parlamento in seguito al provvedimento del decreto agosto, emanato oggi dal Consiglio dei Ministri. Un’azione per tutelare l’ambiente e la pubblica sicurezza che permette di risolvere la questione del deposito Gpl di Chioggia.

“Grazie a questa disposizione – prosegue D’Incà – si proteggerà il territorio di Chioggia che appartiene alla Laguna di Venezia ed è stato inserito nella lista dei beni patrimonio dell’Umanità. In sostanza, non si autorizzerà la costruzione e l’esercizio di nuovi impianti e quelli che non sono ancora attivi non entreranno in funzione. Ai privati che hanno già ottenuto l’autorizzazione grazie alla precedente normativa, ossia quella relativa al ‘Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee’, sarà riconosciuto un indennizzo per le spese sostenute che comunque sarà rapportato al solo danno emergente”. Secondo il Ministro per i rapporti con il Parlamento “si va finalmente a risolvere una questione delicata e fondamentale per l’intera comunità di Chioggia che darà anche maggiore sicurezza alle navi in transito e, di conseguenza, alle attività commerciali”.

Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Erika Baldin: “Oggi, al sospiro di sollievo per il pericolo che Chioggia ha scampato, si aggiunge il mio orgoglio per la promessa mantenuta. È stata una battaglia tutta in salita, che si è potuta risolvere solo grazie alla collaborazione con la compagine M5S al Governo e al mio continuo lavoro sul territorio, per salvaguardare i cittadini e l’economia legata al porto”.

“Fin dall’inizio della mia attività politica ho dedicato il massimo impegno e tutte le mie energie per bloccare questo impianto sbagliato, fatto nel posto sbagliato, con un iter sbagliato. Era senza dubbio il problema più drammatico e stringente che minacciava la città, anche dal punto di vista della sicurezza. Ricordiamo infatti che il deposito è a poche centinaia di metri dalla case del centro, con i suoi previsti novemila metri cubi di gas. A Viareggio – ricorda Baldin – è bastata una cisterna da 32 mc per provocare una strage spaventosa.

Mesi fa – aggiunge Baldin – avevo promesso che, con il Movimento 5 Stelle al Governo, tutto si sarebbe risolto. Adesso la promessa è stata mantenuta, grazie alla fondamentale, stretta collaborazione tra me e l’unico ministro veneto nel Governo, Federico D’Incà, che non ci ha mai lasciati soli. Questa manovra su due fronti, Roma e territorio, è stata l’arma vincente per impedire l’entrata in funzione di questa bomba, innescata a poche centinaia di metri dal centro cittadino, che avrebbe comportato una marea di problemi per lo sviluppo futuro di Chioggia e conseguenze pesanti sulla pesca e le attività del porto. Sono sempre stata convinta che saremmo riusciti a bloccare questo mostro. Oggi sono particolarmente orgogliosa di avere mantenuto la promessa”.

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