1 famiglia su 3 accende l’aria condizionata tutti i giorni

Scritto da il 13 Agosto 2020

Quasi 1 famiglia su 3 (29,2%) accende l’aria condizionata tutti i giorni con un utilizzo concentrato soprattutto nel pomeriggio e in parte di notte.

E’ quanto emerge da una analisi dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) sugli ultimi dati Istat disponibili relativi all’utilizzo degli impianti di condizionamento presenti nelle case degli italiani in riferimento all’ondata di caldo africano che sta investendo la Penisola da nord a sud con la colonnina di mercurio vicina ai 40 gradi e l’umidità che aumenta la sensazione di afa.

Ad avere i problemi maggiori sono gli anziani – sottolinea Uecoop – fra i più esposti ai colpi di calore perché hanno un sistema di termoregolazione meno efficiente, manifestano con maggiore facilità i sintomi dell’ipertermia e hanno una più alta vulnerabilità alle malattie respiratorie, senza dimenticare che in genere hanno anche una minore percezione del bisogno di bere.

Ma quando evitare di uscire nelle ore di grande caldo, idratarsi e mangiare leggero non bastano, chi può accende l’aria condizionata. L’utilizzo medio – spiega Uecoop – è di circa mezz’ora al mattino, due ore e mezza al pomeriggio e più di un’ora e mezza durante la notte ma molto dipende dalle abitudini e dalla sensibilità ai cambi di temperatura.

Nel nord Italia la regioni più “climatizzate” sono l’Emilia Romagna con il 31,4% delle famiglie che accendono quasi ogni giorno il condizionatore e la Lombardia con il 30,7%, al centro invece il record spetta alle Marche con 35% mentre scendendo al sud i valori più alti si trovano in Molise con 35,7% delle case climatizzate tutti i giorni o quasi e la Sicilia con il 35,6%. Le buone regole di utilizzo degli impianti suggeriscono, oltre a una regolare pulizia dei filtri, che – sottolinea Uecoop – non bisogna mai restare a lungo sotto il soffio diretto di aria fredda e va impostata la temperatura con un massimo di 7 gradi di differenza rispetto l’esterno in modo da evitare pericolosi shock termici.

Negli ultimi anni i cambiamenti climatici hanno imposto anche di modificare le modalità di assistenza a malati, disabili, bambini e anziani – conclude Uecoop – con una maggiore attenzione a temperature, abbigliamento e alimentazione.

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