Ad un anno di distanza Zaia ricorda l’Acqua Granda del 12 novembre (ma si dimentica di Chioggia)

Scritto da il 11 Novembre 2020


“Ha il sapore dell’incredibile pensare che un anno fa mi recavo a visitare una Venezia aggredita e sfigurata dalla violenza di un’acqua alta senza precedenti. In uno scenario apocalittico, in quelle ore riflettevo che avevo creduto di aver visto il peggio con Vaia giusto un anno prima. Mai avrei pensato che oggi saremmo stati impegnati in una guerra senza quartiere contro un nemico invisibile in una emergenza sanitaria ed economica. Sia ieri che oggi, però, non ho mai messo in dubbio che i Veneti avrebbero superato il dramma. È una certezza che viene dal sapere che nel nostro Dna non c’è la resa incondizionata al lutto e alle disgrazie ma c’è la tenacia ad andare avanti, la fatica, il riscatto nel lavoro”.

Nelle ore dell’emergenza legata alla seconda ondata pandemica, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ricorda così le ore dell’”Acqua granda” di un anno fa. Il Governatore non cita però nel suo discorso la città di Chioggia, dove la marea raggiunse +170cm e dove – ad un anno di distanza – sono ancora 542 tra privati cittadini ed attività commerciali le richieste di risarcimento dei danni subiti che non hanno avuto risposta.

“Nel novembre dell’anno scorso non era la prima volta che l’acqua della nostra Laguna invadeva Campi e calli con irruenza – prosegue il Governatore -. Ma la violenza e la mole dell’inondazione ci mise di fronte ad una esperienza inedita non solo per Venezia ma anche per tutto il Veneto. Ricordo lo stupore quando mi informarono che nell’atrio di Palazzo Balbi il livello dell’acqua aveva raggiunto la lapide con il segno di quello raggiunto nella storica marea del ’66. Ad esso si aggiunse il dolore delle immagini con i vaporetti alla deriva, dei video di ampie zone cittadine trasformate nella notte in enormi torrenti vorticosi, di attività produttive e commerciali gravissimamente danneggiate così come le case. Venezia era ferita ma pronta a reagire e compatta come concordammo nell’incontro, in una piazza San Marco devastata, col Patriarca e il Sindaco. Da subito, ritenni che commissario per la città doveva essere quest’ultimo; in una simile situazione, Venezia aveva il diritto di avere come suo riferimento il suo primo cittadino. Come Presidente, io sono stato nominato commissario per il resto della regione; il maltempo, infatti, si era accanito anche su molte altre aree”. 

“L’unità di crisi della Protezione civile regionale, era da subito al lavoro – ricorda ancora Zaia –. L’acqua alta aveva raggiunto i 187 centimetri. Il litorale era devastato; solo a Bibione erano stati mangiati 100.000 metri cubi di spiaggia e a Jesolo era scomparso un chilometro di lungo mare. In Polesine, erano sparite intere spiagge e su 70 cavane esistenti alla Sacca di Scardovari ne erano state distrutte ben 50. In montagna, Misurina rimaneva isolata, era interrotta la circolazione nell’Agordino, il lago di Alleghe non era esondato per pochi centimetri. Perfino 50 cantieri del dopo Vaia avevano riportato ingenti danni. Anche in questa occasione, la gente veneta, affiancata dall’immancabile esercito del volontariato si è rimboccata le maniche e si è messa al lavoro senza attendere indicazioni o messaggi”.

“L’anniversario dell’Acqua granda del 2019 – conclude il Presidente della Regione – ci offre ancora una volta un’occasione per ringraziare tutti gli operatori che ogni giorno sono impegnati per la sicurezza della collettività o per sostenerla nei momenti più difficili, quel vero fiore all’occhiello della nostra terra che sono tutti i Volontari, e tutti i cittadini veneti che con impegno e senso di responsabilità hanno sempre saputo risollevarsi. Quel senso di responsabilità che la maggior parte di essi sta dimostrando anche in questi giorni contro il Covid-19 e che chiedo a tutti di confermare per continuare a guardare al futuro anche dopo questa tragedia”.

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