Mercato Ittico di Chioggia:” Gabanelli e Corriere smettano di attaccare pesca italiana”

Scritto da il 16 Luglio 2021

Lo scorso 13 luglio nella rubrica Dataroom del Corriere della Sera usciva un articolo di Domenico Affinito dall’eloquente titolo: “La pesca a strascico inquina come il traffico aereo: emissioni per un miliardo di Co2.”

L’articolo corroborato da video introduttivo di 3 minuti della nota giornalista d’inchiesta (celebre con report su Rai3) Milena Gabanelli che non fa mistero delle proprie posizioni e con abile professionismo presenta la pesca a strascico e la pesca in generale come il Male assoluto per mari e oceani.

 

Anche sulla pagina social ufficiale di facebook Dataroom di Milena Gabanelli – come un disco rotto – sono già stati pubblicati in questi giorni oltre dieci post anti-pesca, la quasi totale programmazione dei contenuti.

Ma, da Chioggia – capitale della Pesca dell’Adriatico – si levano già i primi segnali di dissenso a quella che in molti vedono come l’ennesima provocazione contro l’intero settore ittico.

 

Emanuele Mazzaro Direttore del Mercato Ittico all’ingrosso – definito la Wall Street dell’Adriatico – commenta laconicamente: “Ci aspetteremmo maggiore coerenza ed approfondimento da una giornalista così preparata e celebre. Una professionista come lei dovrebbe analizzare problematiche così vaste senza pregiudizi quasi ideologici. Criminalizzare un settore come la Pesca – strategico per l’economia ed il benessere dell’intera nazione – rischia solamente di danneggiare ulteriormente un settore che sta già vivendo una profonda crisi e sofferenza che non deriva solo dalla pandemia e dai lockdown.”

 

Il 12 giugno scorso a Venezia era stata proprio una flottiglia di pescherecci chioggiotti a gettare l’ancora a Fondamenta Zattere per protesta contro norme europee troppo stringenti e denunciando la prossima ulteriore diminuzione dello sforzo di pesca come vera e propria pietra tombale di migliaia di aziende e posti di lavoro.

 

Continua Mazzaro: “Campagne mediatiche di questo genere rischiano di dare un colpo mortale a tutte le imprese della filiera ittica che generano quotidianamente ricchezza e sviluppo. Solo in Veneto nel distretto di Rovigo e Chioggia sono tremila le aziende con quasi un miliardo di fatturato. Una riconversione in tempi ristretti è pura utopia e il mondo dell’informazione dovrebbe cercare equilibrio e non sensazionalismo per avere qualche like in più.” E conclude a proposito di pesca sostenibile: E’ fondamentale soppesare entrambi i piatti della bilancia, perché se si parla di sostenibilità della pesca e di blue economy (termine coniato dal discusso economista Gunter Pauli), è necessario allo stesso modo quantificare cosa possa significare in termini socio-economici un ridimensionamento così accentuato dell’attività di pesca in Italia.”

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