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Lo scorso martedì i Carabinieri della motovedetta di Chioggia, impegnati in un’attività di repressione delle violazioni in materia di pesca e acquacoltura, hanno sequestrato tre tonnellate di cozze.
I militari, mentre erano in navigazione lungo il canale di Pellestrina, hanno notato diverse cime con un’estremità in acqua e l’altra legata a delle corde, mantenute tra due gruppi di briccole distanti tra loro qualche decina di metri, a ridosso della banchina del canale. Insospettiti dal loro peso, i Carabinieri hanno provato a sollevarne qualcuna, scoprendo che su ciascuna estremità in acqua era presente una resta di mitili – una rete di plastica a forma di “tubo” usata per l’accrescimento delle cozze.
Complessivamente, tra i due gruppi di briccole, sono state trovate un totale di 126 reste di cozze, di proprietà di un uomo residente a Pellestrina, giunto poco dopo sul posto. Per la modalità in cui i mitili erano stati immersi in acqua e per la quantità di prodotto rinvenuta, l’attività è risultata riconducibile a un allevamento di molluschi (due, nella circostanza) e quindi regolata da una precisa normativa. Il proprietario, tuttavia, non era in possesso delle autorizzazione, a maggior ragione perché nell’area in cui si trovavano le cozze sono preclusi la pesca e l’allevamento.
Scritto da: Redazione




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