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La CGIA di Mestre: Negli ultimi 15 anni l’industria italiana è crollata, solo il Veneto tiene

today14 Gennaio 2024 173

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Sebbene il settore manifatturiero veneto contribuisca al nostro Pil regionale “solo” per il 29 per cento , tra il 2007 e il 2022 il valore aggiunto reale della nostra industria è aumentato del 3,1 per cento. Tra tutte le regioni presenti in Italia solo la Basilicata (+35,1 per cento), il Trentino Alto Adige (+15,9 per cento) e l’Emila Romagna (+10,1 per cento) vantano dei risultati migliori dei nostri. Il dato medio nazionale è stato negativo: -8,4 per cento, con punte che in Calabria hanno toccato il -33,5 per cento, in Sicilia il -43,3 per cento e in Sardegna addirittura il -52,4 per cento. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

Ricordiamo che dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, gli ultimi 15 sono stati gli anni più difficili per la gran parte dei Paesi occidentali. Per quanto concerne l’Italia, ad esempio, la grande recessione del 2008-2009, la crisi dei debiti sovrani del 2012-2013, la pandemia del 2020-2021 e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia avvenuta nel 2022 hanno profondamente cambiato il volto della nostra economia, anche a livello regionale.

Pertanto, è verosimile ritenere che le crisi 2008-2009 e 2012-2013 abbiano sicuramente ridotto e fiaccato la platea delle imprese manifatturiere presenti anche in Veneto, ma abbiano rafforzato la tenuta e le performance di quelle rimaste sul mercato che, rispetto alle concorrenti straniere, hanno superato con maggiore slancio gli effetti negativi provocati dalla crisi pandemica del 2020-2021.

Il successo registrato soprattutto in questi ultimi due anni dai nostri prodotti made in Italy in tutti i principali mercati mondiali è, di fatto, la conferma della tesi appena esposta.

• Alimentari e bevande al top, in difficoltà produzione energia e mezzi di trasporto
Il comparto che nell’industria veneta ha subito la contrazione negativa del valore aggiunto più pesante in questi ultimi 15 anni è stato quella della produzione e distribuzione dell’energia elettrica e del gas (-31,5 per cento). Seguono i mezzi di trasporto (-17,3 per cento), distribuzione acqua e trattamento rifiuti (-15,2 per cento), il mobile (-12,9 per cento) e il legno/carta (-7,7 per cento), e il tessile-abbigliamento-calzature (-5 per cento). Per contro, invece, i settori che esibiscono una variazione anticipata dal segno più sono la raffinazione/chimica/farmaceutica (+10,2 per cento) e la gomma/plastica /vetro/ceramica (+14 per cento). Tra tutti i comparti, la maglia rosa è ad appannaggio degli alimentari/bevande, in 15 anni ha registrato un incremento importantissimo pari al 47 per cento.

• E’ crollato il Sud. Ha tenuto solo il Nordest
Sempre tra il 2007 e il 2022, il valore aggiunto reale dell’industria del Mezzogiorno è crollato del 27 per cento, quello del Centro del 14,2 per cento e del Nordovest dell’8,4 per cento. Solo il Nordest ha registrato un risultato positivo che ha toccato il +5,9 per cento (vedi Graf. 2). A regionale sono le imprese della Basilicata ad aver registrato la crescita del valore aggiunto dell’industria più importante (+35,1 per cento). Risultato che secondo l’Ufficio studi della CGIA è in massima parte ascrivibile agli ottimi risultati conseguiti dal settore estrattivo, grazie alla presenza di Eni, Total e Shell nella Val d’Agri e nella Valle del Sauro. In seconda posizione si colloca il Trentino Alto Adige (+15,9 per cento) che ha potuto contare sullo score del settore agroalimentare, della distribuzione di energia, delle acciaierie e delle imprese meccaniche. In terza posizione, invece, scorgiamo l’Emilia Romagna (+10,1 per cento) e appena fuori dal podio il Veneto (+3,1 per cento). Dal quinto posto in poi tutte le regioni italiane presentano una variazione di crescita del valore aggiunto negativa. Come dicevamo più sopra, le situazioni più critiche si sono verificate in Calabria (-33,5 per cento), in Valle d’Aosta (-33,7 per cento), in Sicilia (-43,3 per cento) e in Sardegna (-52,4 per cento).

• Vicenza, Treviso e Padova sono tra le province più industrializzate d’Italia
A livello provinciale Vicenza (con 11,5 miliardi di euro di valore aggiunto nominale nel 2021), rimane l’area più “manifatturiera” del Veneto. Seguono Treviso (9,3 miliardi) e Padova (8,3 miliardi). Tutte e tre sono incluse tra le prime 10 province più industrializzate d’Italia. La variazione del valore aggiunto dell’industria in senso stretto più importante registrata tra il 2007 e il 2021 ha interessato la provincia di Padova con un ottimo +34 per cento. Seguono Vicenza con il +30,8 per cento, Verona con il +25,4 per cento e Venezia con il +22,9 per cento. Tra le 7 province venete solo Rovigo ha subito una contrazione pari al -6,3 per cento (Tab. 3).

Scritto da: Redazione

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