Dalla città metropolitana

I Carabinieri TPC consegnano al Veneto una preziosa collezione di reperti archeologici

today11 Dicembre 2025 50

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Nella prima settimana di dicembre 2025 il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia ha consegnato alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia una collezione di dieci reperti archeologici di straordinario valore storico e artistico.

Tra i manufatti spicca un’olpe etrusco-corinzia a rotelle dei primi decenni del VI secolo a.C., decorata con fasce brune, rosse e bianche lungo il collo e con due registri sovrapposti di animali reali e fantastici sul corpo. Il vaso, ornato da numerose rosette graffite e dalla caratteristica “catena di denti di lupo” nella parte inferiore, trova un confronto diretto con un esemplare conservato al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. L’insieme dei reperti, composto da ceramiche d’impasto e vasellame fine da mensa, è riconducibile all’area etrusco-laziale del medio Tirreno, con alcune presenze d’importazione legate ai traffici mediterranei e a contesti sociali di prestigio. La datazione complessiva oscilla tra l’Età Orientalizzante e l’Età Tardo Arcaica (VIII-VI secolo a.C.).

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia, è iniziata nell’ottobre 2024 in seguito a un’attività ispettiva della Soprintendenza ABAP all’interno di una proprietà privata ricaduta in un asse ereditario. A seguito delle verifiche, i reperti sono stati sequestrati poiché il detentore non disponeva di alcun valido titolo di proprietà, pur avendo collaborato attivamente alle indagini a partire dalla denuncia di ritrovamento prevista dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire parte della storia dei beni, risultati provenire da scavi clandestini effettuati in area centro-italica, poi ricettati in aree ceretane ed etrusco-laziali e infine giunti ai recenti detentori in buona fede, privi della documentazione necessaria. La normativa vigente stabilisce infatti che i reperti archeologici provenienti, certamente o presumibilmente, dal territorio nazionale sono presunti appartenere al demanio culturale dello Stato. Il privato può rivendicarne la proprietà solo dimostrando un conferimento statale o un possesso antecedente al 1909.

Nel corso delle indagini, i Carabinieri TPC si sono avvalsi della collaborazione tecnica e storico-artistica della Soprintendenza ABAP di Venezia e del supporto operativo della Compagnia Carabinieri di Venezia-Mestre.

Al termine delle attività, nel maggio 2025 la Procura ha disposto il dissequestro dei beni e la loro restituzione allo Stato. La Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura ne ha poi decretato l’assegnazione al Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine, sotto la Direzione regionale Musei nazionali Veneto, che potrà ora valorizzarli e renderli accessibili al pubblico.

Il recupero di reperti appartenenti al demanio culturale rappresenta uno degli obiettivi primari del Nucleo TPC di Venezia, che opera tramite controlli costanti nel settore commerciale e grazie alle segnalazioni di studiosi e cittadini, in stretta collaborazione con gli uffici del Ministero della Cultura e con le Soprintendenze di Bolzano e Trento. La restituzione di questi manufatti alla collettività permette di ricondurre alla fruizione pubblica testimonianze fondamentali della storia dei territori e delle comunità.

Si ricorda che, per il principio della presunzione d’innocenza, la colpevolezza delle persone coinvolte potrà ritenersi definitivamente accertata solo a seguito di sentenza o decreto penale irrevocabile.

Scritto da: Redazione

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