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Sport Live | Puntata del 07 ottobre 2025 Radio Clodia
Il Veneto è la prima grande regione del Nord Italia per diffusione degli acquisti online. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che fotografa una crescita ormai strutturale del commercio elettronico, pur senza oscurare il ruolo del commercio tradizionale.
Nel 2024, infatti, 2.242.000 veneti, pari al 46,2% della popolazione residente, hanno acquistato beni o servizi attraverso l’e-commerce. Un dato che colloca il Veneto in cima alla classifica tra le grandi regioni settentrionali. Il giro d’affari complessivo del commercio elettronico regionale viene stimato tra i 7,5 e gli 8 miliardi di euro.
Nonostante tassi di crescita delle vendite online più che doppi rispetto a quelli dei piccoli negozi di vicinato, la CGIA sottolinea come circa il 90% delle vendite al dettaglio di prodotti avvenga ancora nei negozi fisici. Un dato che conferma il ruolo centrale del commercio tradizionale nell’economia, nell’occupazione e nella qualità della vita urbana.
In altre parole, l’e-commerce è in forte espansione, ma non è destinato a cancellare il commercio di prossimità. Le esperienze internazionali dimostrano che dove la regolazione è debole e la pressione fiscale è alta, l’online cresce più rapidamente; al contrario, nei territori con un tessuto commerciale urbano forte e politiche di sostegno mirate, i negozi di vicinato resistono meglio.
Secondo i dati Istat 2024, la percentuale più alta di residenti che ha effettuato almeno un acquisto online negli ultimi 12 mesi si registra nella Provincia autonoma di Trento con il 49,2% (268 mila persone). Seguono la Valle d’Aosta (47,2%), la Toscana (47%) e il Friuli Venezia Giulia (46,4%). In fondo alla graduatoria nazionale si colloca la Calabria, con il 27,6%.
Il settore con la maggiore penetrazione delle vendite online è quello di abbigliamento, scarpe e accessori, dove il 23,2% degli acquisti avviene tramite e-commerce. Seguono:
articoli per la casa, mobili e giardinaggio (13,7%);
film e serie in streaming (13,4%);
servizi di trasporto (11,4%);
prodotti cosmetici (9,5%).
Dati riferiti al mercato nazionale, ma che – secondo la CGIA – non si discostano in modo significativo dalla realtà veneta.
L’e-commerce offre numerosi vantaggi ai consumatori: riduzione dei tempi di acquisto, facilità di confronto dei prezzi, maggiore accesso alle informazioni e standard di comodità elevati come acquisti 24 ore su 24, consegne rapide e possibilità di reso.
Allo stesso tempo, i piccoli negozi soffrono la concorrenza di grandi piattaforme globali, capaci di praticare politiche di prezzo molto aggressive e spesso avvantaggiate da regimi fiscali più favorevoli, con tasse pagate in Paesi diversi da quelli in cui vengono generati gli utili.
Secondo la CGIA, i negozi di prossimità e le botteghe artigiane non si limitano a vendere prodotti, ma:
creano lavoro locale e rafforzano l’economia del territorio;
favoriscono la socialità e offrono servizi personalizzati;
contribuiscono alla vivibilità, sicurezza e attrattività delle città.
Per questo non servono “battaglie nostalgiche”, ma politiche concrete:
regole fiscali più eque per le vendite digitali, basate sulla reale localizzazione dei consumi;
politiche urbanistiche e fiscali che riducano affitti e tasse locali;
strumenti strutturali di trasformazione digitale per le piccole attività, non legati solo a bandi temporanei.
Per la CGIA di Mestre, l’e-commerce è ormai un fenomeno strutturale, ma la sua crescita non implica necessariamente la scomparsa dei negozi di vicinato. I dati dimostrano che il commercio fisico mantiene ancora un ruolo dominante e resta un pilastro fondamentale per l’economia locale e la qualità della vita nei centri urbani.
Scritto da: Redazione
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