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Riforma dei porti approvata dal Governo: nasce Porti d’Italia Spa, dibattito aperto su Venezia e Chioggia

today31 Dicembre 2025 112 10

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato senza riserve la riforma dei porti, segnando un passaggio decisivo per il futuro della logistica e dell’economia marittima italiana. Un provvedimento atteso da anni che introduce una visione unitaria del sistema, obiettivi chiari e responsabilità definite, ponendo le basi per un modello portuale moderno, competitivo e pienamente integrato nelle grandi rotte del Mediterraneo e dell’Europa.

Cuore della riforma è la nascita di Porti d’Italia Spa, una società pubblica partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e vigilata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Alla nuova Spa spetterà un ruolo di regia nazionale: gestione dei grandi investimenti infrastrutturali strategici, manutenzione straordinaria, individuazione delle opere di interesse economico generale e promozione unitaria del sistema portuale italiano sui mercati internazionali.

Restano pienamente operative le 16 Autorità di Sistema Portuale, che continueranno a gestire gli scali sul territorio, la manutenzione ordinaria e il rilascio delle concessioni. La riforma le solleva però dal peso finanziario delle grandi opere, grazie alla capitalizzazione di Porti d’Italia Spa attraverso l’utilizzo degli avanzi di amministrazione non vincolati. Un nuovo equilibrio che, secondo il Governo, permetterà alle Autorità di concentrarsi su efficienza operativa e sviluppo locale.

Il provvedimento introduce inoltre una significativa semplificazione delle procedure, con tempi più rapidi per l’approvazione dei Piani Regolatori Portuali, per i dragaggi e per il riutilizzo dei materiali in un’ottica di economia circolare. Rafforzati anche i poteri di vigilanza del Mit per garantire il rispetto dei tempi e delle regole.

Ora il testo passa all’esame del Parlamento, chiamato ad approvare in via definitiva una riforma definita strategica per il Paese. Il Governo chiede un confronto orientato al merito e ai risultati, per rendere il sistema portuale italiano competitivo a livello globale.

Ma il dibattito politico è già aperto, soprattutto sui riflessi territoriali della riforma.

A intervenire sono i consiglieri regionali Jonatan Montanariello e Giovanni Manildo (Partito Democratico), che pongono l’attenzione sul futuro dei porti di Venezia e Chioggia.
«La recente approvazione della riforma del sistema portuale, che introduce Porti d’Italia Spa come perno della governance nazionale, impone una riflessione profonda e urgente – dichiarano –. L’accentramento dei poteri a Roma non deve tradursi in una perdita di autonomia decisionale per il nostro territorio».

Le preoccupazioni riguardano soprattutto la tenuta finanziaria degli scali locali. «La riforma prevede il trasferimento di parte delle entrate alla nuova Spa centrale – spiegano – ma non sono ancora state fornite previsioni attendibili sull’entità di questi versamenti. Il rischio concreto è una drastica riduzione della capacità di finanziare opere sul territorio, con equilibri di bilancio estremamente precari».

Un aspetto particolarmente critico riguarda le nuove norme che prevedono, dopo due anni su tre di deficit, l’accorpamento d’ufficio con altri scali. «Un’eventualità – sottolineano – che metterebbe fine alla sovranità del nostro sistema portuale».

Un passaggio specifico è dedicato al Porto di Chioggia. «Da troppo tempo vive in un limbo, senza una vocazione definitiva – afferma Montanariello –. La commistione tra attività crocieristica, dai benefici ancora poco chiari per la città, e i settori turistico, commerciale e delle darsene sta generando solo incertezza. Chioggia non può restare un’appendice trascurata in attesa di decisioni romane: ha bisogno di una strategia chiara che ne valorizzi le potenzialità».

Per queste ragioni, i consiglieri regionali annunciano la presentazione di un’interrogazione per chiarire il destino della programmazione delle grandi opere e la gestione degli investimenti strategici. Inoltre, con l’insediamento delle nuove Commissioni consiliari, verrà richiesta la convocazione di una serie di audizioni. «È doveroso – concludono – che tutti i soggetti coinvolti riferiscano sul cronoprogramma dei lavori e sull’impatto economico che questa riforma avrà sulla gestione locale».

Scritto da: Redazione

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