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Nel 2026 il Prodotto interno lordo del Veneto raggiungerà quota 211 miliardi di euro in termini nominali, con un aumento di 6 miliardi (+2,9%) rispetto al 2025. È quanto emerge dalle ultime stime dell’Ufficio studi della CGIA, che fotografano però una crescita reale più contenuta, pari allo 0,64%.
Un dato che, seppur positivo, evidenzia una fase di stagnazione economica, aggravata dal rallentamento degli investimenti e dalla progressiva uscita di scena delle risorse straordinarie legate al Pnrr e alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina.
La crescita reale del Pil veneto nel 2026 sarà sostenuta soprattutto dalla ripresa dell’export (+1,6%), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,8%) e della Pubblica Amministrazione (+0,4%). Segnali meno incoraggianti arrivano invece dagli investimenti, che rallentano allo 0,2%, dopo il +3,4% registrato nel 2025.
Secondo la CGIA, il problema non è solo congiunturale ma strutturale: il Veneto, così come l’Italia, fatica da oltre vent’anni a mantenere una crescita in linea con le regioni europee più avanzate, al netto del periodo pandemico.
La scadenza per la messa a terra delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, prevista entro l’estate 2026, rappresenta un passaggio cruciale. La riduzione degli investimenti pubblici rischia infatti di lasciare un vuoto che, senza nuovi fattori di sviluppo, potrebbe rallentare ulteriormente l’economia regionale.
Uno scenario geopolitico più stabile – con la fine del conflitto tra Russia e Ucraina e una soluzione duratura alla crisi mediorientale – potrebbe aprire una nuova fase per l’economia globale. Per il Veneto, regione a forte vocazione export, ciò significherebbe un contesto più favorevole in termini di commercio, inflazione e finanza pubblica.
In questo quadro tornerebbe anche la fiducia degli investitori, con una possibile riallocazione dei capitali verso investimenti produttivi, infrastrutture e innovazione. Ma, avverte la CGIA, servono riforme nazionali coerenti, in particolare una riduzione del peso di burocrazia e fisco sulle imprese.
Se nel 2025 il Veneto aveva guidato la crescita nazionale con un +0,66%, nel 2026 la locomotiva del Paese sarà l’Emilia-Romagna, attesa a +0,86%. Seguono Lazio (+0,78), Piemonte (+0,74), Friuli Venezia Giulia e Lombardia (+0,73).
Il Veneto scivola così al decimo posto della classifica nazionale. Peggio, tra le regioni del Nord, fanno solo Trentino-Alto Adige (+0,5) e Liguria (+0,42). In fondo alla graduatoria nazionale si trovano Sicilia (+0,28), Basilicata (+0,25) e Calabria (+0,24).
Il sorpasso emiliano è attribuito alla tenuta del settore meccanico, delle auto di lusso, delle biotecnologie, a un mercato del lavoro solido e a strategie mirate su innovazione ed export.
A livello provinciale, le migliori performance previste nel 2026 sono quelle di Varese (+1%), Bologna (+0,92) e Reggio Emilia (+0,91). Il divario tra Nord e Sud resta evidente, anche se la Campania dovrebbe registrare una crescita significativa, soprattutto nelle aree di Caserta e Napoli.
In Veneto, a sorprendere sono le province tradizionalmente più in difficoltà: Rovigo guida la classifica regionale con un +0,8%, seguita dalla Città Metropolitana di Venezia (+0,78) e da Belluno (+0,76). Chiude la graduatoria regionale Treviso, con una crescita stimata dello 0,52%.
Scritto da: Redazione
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