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Sport Live | Puntata del 07 ottobre 2025 Radio Clodia
Operai e impiegati veneti sono sempre più anziani. Nel 2024, ultimo anno per cui sono disponibili i dati, l’età media dei lavoratori dipendenti del settore privato in Veneto ha raggiunto quasi i 42 anni. Un dato che fotografa una trasformazione profonda del mercato del lavoro regionale: oggi un dipendente su tre ha superato i cinquant’anni, per un totale di oltre 578 mila persone.
A livello territoriale, le situazioni più critiche si registrano nelle province di Rovigo, dove l’età media sale a 42,53 anni, seguita da Treviso (42,24) e Padova (42,16). Più contenuti, seppur sempre elevati, i valori di Belluno e Vicenza (41,71), Venezia (41,66) e Verona (41,24). La fotografia è stata scattata dall’Ufficio studi della CGIA.

L’invecchiamento della popolazione non è soltanto un tema demografico, ma rappresenta un vero problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese. Anche in Veneto il ricambio generazionale nel mercato del lavoro si è progressivamente inceppato: i lavoratori che vanno in pensione non vengono sostituiti da giovani in numero sufficiente.
Questo squilibrio sta diventando un vincolo strutturale alla crescita. La carenza di manodopera riduce la capacità produttiva delle aziende e rende sempre più difficile coprire ruoli chiave, in particolare nei settori tecnici e manifatturieri. A ciò si aggiunge l’aumento dei costi del lavoro: quando l’offerta si restringe, i salari salgono, un peso che le grandi imprese riescono ad assorbire meglio rispetto alle piccole realtà.
Uno degli aspetti più critici è la dispersione del cosiddetto capitale umano invisibile. Con l’uscita dei lavoratori più anziani si perdono competenze maturate in anni di esperienza, conoscenze operative, relazioni con clienti e fornitori. Un patrimonio che non compare nei bilanci ma che rappresenta un fattore decisivo per la competitività delle imprese.
Senza un passaggio generazionale strutturato, molte aziende rischiano di vedere svanire in pochi anni ciò che hanno costruito in decenni. L’invecchiamento incide anche sull’innovazione: organizzazioni con un’età media elevata tendono ad adottare più lentamente nuove tecnologie, digitalizzazione e automazione, accumulando ritardi che nel tempo diventano sempre più difficili da recuperare.
Edilizia, autotrasporto, facchinaggio e tutte le attività che richiedono lavoro fisico e turni notturni sono tra i comparti più esposti al problema. Nei cantieri, alla guida dei camion e in molte fabbriche, l’invecchiamento delle maestranze è ormai una realtà strutturale.
Il nodo principale è che i giovani non vogliono più intraprendere questi mestieri. Nel settore edile, ad esempio, la mancanza di muratori, carpentieri e capicantiere rallenta i cantieri, fa lievitare i costi e rende sempre più complicato rispettare tempi e budget.
Una forza lavoro anziana comporta inoltre maggiori rischi di infortuni e problemi di salute, con ricadute su assenteismo, costi assicurativi e spese indirette per le imprese. Molte attività continuano a reggersi grazie alla manodopera straniera, ma resta aperta la domanda su quanto a lungo questa risorsa potrà compensare il calo dei lavoratori italiani.
Quando entrano nel mercato del lavoro, i giovani tendono a preferire le grandi aziende alle piccole. Le motivazioni non riguardano solo lo stipendio, ma anche le prospettive di carriera, la stabilità e i servizi offerti.
Le grandi imprese propongono percorsi professionali strutturati, formazione interna, possibilità di crescita e maggiore visibilità nel curriculum. Dopo il periodo del Covid, inoltre, le nuove generazioni attribuiscono sempre più importanza a welfare aziendale, flessibilità oraria, smart working e attenzione alla sostenibilità, aspetti più diffusi nelle realtà di grandi dimensioni.
Questa dinamica rischia di rafforzarsi nei prossimi anni, rendendo sempre più difficile per le piccole imprese reperire manodopera qualificata.
A livello nazionale, la Basilicata registra l’età media più alta dei dipendenti privati (42,93 anni), seguita da Molise e Umbria. Il Veneto si colloca a metà classifica con 41,82 anni.
Il Friuli Venezia Giulia detiene invece il primato per la quota di lavoratori over 50, pari al 35,7 per cento. In Veneto la percentuale si attesta al 33,3 per cento.
Guardando alle province, Rovigo guida la graduatoria regionale sia per età media (42,53 anni) sia per incidenza di ultra cinquantenni, che rappresentano il 34,5 per cento degli occupati. Seguono Treviso e Padova, confermando come l’invecchiamento della forza lavoro sia un fenomeno diffuso e strutturale.
Scritto da: Redazione
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