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Autotrasporto in difficoltà: costi alle stelle e imprese in calo anche in Veneto

today8 Febbraio 2026 62

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L’avvio del 2026 si sta rivelando particolarmente gravoso per il settore dell’autotrasporto, già messo a dura prova negli ultimi anni da crisi economiche, concorrenza internazionale e fragilità strutturali. L’aumento dei pedaggi autostradali, pari a circa l’1,5 per cento, e quello del gasolio per autotrazione, cresciuto del 3,6 per cento, hanno determinato un sensibile incremento dei costi fissi per le imprese del comparto.

Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, se il prezzo del diesel dovesse rimanere invariato per tutto l’anno, i costi fissi delle aziende di autotrasporto potrebbero aumentare di diverse migliaia di euro. L’impatto più pesante ricade sulle piccole imprese, che difficilmente riescono a beneficiare di rimborsi sui pedaggi o di crediti d’imposta per compensare l’aumento delle accise. In media, ogni mezzo pesante impiegato nelle realtà di dimensioni più contenute potrebbe registrare un aggravio annuo di circa 2.000 euro solo per il carburante rispetto alla fine dello scorso anno.

A rendere il quadro ancora più critico contribuiscono i ritardi nei pagamenti, una pratica purtroppo ancora diffusa nel settore. Proprio per contrastare questo fenomeno, lo scorso ottobre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con una circolare che richiama i committenti al rispetto dei tempi di pagamento, prevedendo sanzioni fino al 10 per cento del fatturato annuo per i soggetti inadempienti, sanzioni che possono essere irrogate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’aumento dei costi fissi e l’incertezza nei flussi di cassa stanno così mettendo seriamente a rischio la tenuta finanziaria di molte aziende.

In dieci anni in Veneto perse oltre 2mila imprese

Negli ultimi dieci anni, lo stock complessivo delle imprese di autotrasporto attive in Veneto è diminuito di 2.142 unità. Se nel 2015 se ne contavano 8.808, nel 2025 il numero è sceso a 6.666, con una contrazione del 24,3 per cento, superiore di due punti percentuali rispetto alla media nazionale (-22,2).

A livello regionale, le flessioni più marcate si sono registrate in Valle d’Aosta (-34,1 per cento), Marche (-33,4), Lazio (-32,5), Friuli Venezia Giulia (-30,5) e Sardegna (-30,2). L’unica regione in controtendenza è il Trentino-Alto Adige, che segna un saldo positivo del 12,1 per cento. Oltre alle crisi economiche che si sono susseguite nel decennio, hanno inciso anche la crescente concorrenza dei vettori stranieri, in particolare dell’Europa orientale, e i numerosi processi di aggregazione e acquisizione, che hanno ridotto soprattutto il numero delle imprese monoveicolari. Un cambiamento che, pur riducendo il numero delle ditte, ha contribuito ad aumentare la dimensione media delle aziende e la produttività complessiva del sistema logistico.

Un settore strategico per l’economia veneta

L’autotrasporto rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’economia veneta. In una regione a forte vocazione manifatturiera, caratterizzata da un tessuto produttivo composto in gran parte da piccole e medie imprese, il trasporto su strada è essenziale per collegare produzione, distribuzione e consumo. In Italia oltre l’80 per cento delle merci viene movimentato su gomma almeno in una fase del percorso.

Materie prime, semilavorati e prodotti finiti viaggiano ogni giorno dai distretti industriali ai magazzini, dai porti agli stabilimenti produttivi fino ai punti vendita. Senza il contributo degli autotrasportatori, interi settori economici rischierebbero di fermarsi nel giro di poche ore. Il comparto svolge inoltre un ruolo chiave nel sostegno al Made in Italy, garantendo puntualità, flessibilità e qualità del servizio, aspetti fondamentali per l’export e per prodotti delicati come alimenti freschi e farmaci.

Le fragilità strutturali del comparto

Tra i principali elementi di criticità emergono le infrastrutture, spesso obsolete e non più adeguate ai volumi di traffico attuali. In Veneto restano nodi irrisolti come la Romea commerciale, alcuni tratti dell’A4 Brescia-Padova e l’autostrada Venezia-Trieste ancora in parte a due corsie. Rallentamenti, cantieri e manutenzioni insufficienti si traducono in tempi più lunghi e costi maggiori per le imprese.

Un altro problema riguarda la difficoltà nel reperire manodopera. Il settore fatica ad attrarre nuovi autisti, scoraggiati da orari impegnativi, condizioni di lavoro gravose e redditi spesso incerti. La carenza di personale qualificato incide negativamente sulla qualità dei servizi e sulla capacità di innovazione. A tutto questo si aggiunge la sfida ambientale: la transizione verso mezzi meno inquinanti richiede investimenti elevati che molte imprese faticano a sostenere senza adeguati incentivi.

Verona guida per numero di imprese, Belluno maglia nera

Nel 2025, a livello nazionale, la provincia con il maggior numero di imprese di autotrasporto è Napoli con 3.984 attività, seguita da Milano (3.102) e Roma (2.854). In Veneto è Verona a contare il maggior numero di ditte, pari a 1.573 unità, seguita da Padova (1.504) e Treviso (1.094).

Guardando però all’andamento degli ultimi dieci anni, la situazione più critica si registra a Belluno, che ha perso il 34 per cento delle imprese (-73). Seguono Treviso (-30 per cento, -468), Rovigo (-28,9, -155) e Venezia (-28,7, -354). Numeri che fotografano con chiarezza la difficoltà di un settore strategico, oggi più che mai in cerca di sostegno e di politiche capaci di accompagnarne la transizione.

Scritto da: Redazione

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