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Caro carburanti, CGIA: “Diesel +20,9% nonostante i tagli. Serve intervento dell’UE”

today21 Marzo 2026 42

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Nonostante il recente taglio delle accise deciso dal Governo per contenere l’aumento dei carburanti, il prezzo del diesel continua a pesare in modo significativo su imprese e lavoratori. A lanciare l’allarme è la CGIA di Mestre, che sottolinea come le misure adottate non siano sufficienti a compensare i rincari registrati dall’inizio del 2026.

Secondo l’Ufficio studi, il diesel ha subito un incremento del 20,9% rispetto a fine 2025, pari a circa 34 centesimi al litro. Un aumento che si traduce in costi molto elevati per chi utilizza quotidianamente i mezzi di lavoro. Per un autocarro sotto le 7,5 tonnellate, ad esempio, il pieno costa oggi circa 172 euro in più, con un aggravio annuo stimato in oltre 12.000 euro per veicolo.

Professionisti della strada in difficoltà

Non sono solo gli autotrasportatori a pagare il prezzo dei rincari. A essere colpiti sono anche taxisti, Ncc, bus turistici e agenti di commercio, categorie che ogni giorno percorrono centinaia di chilometri per lavoro.

Questi operatori, definiti “professionisti della strada”, non possono ridurre l’utilizzo dei mezzi e si trovano a fronteggiare un aumento generalizzato dei costi: carburante, manutenzione, assicurazioni e pedaggi. La situazione è resa ancora più critica dal fatto che, per alcune categorie come taxi e Ncc, le tariffe sono regolamentate e quindi difficilmente adeguabili ai rincari.

Nel dettaglio, dall’inizio dell’anno:

  • il prezzo del diesel è salito del 20,9%
  • quello della benzina del 3%

Secondo la CGIA, le misure nazionali non bastano: serve un intervento strutturale a livello europeo per ridurre stabilmente la pressione fiscale sui prodotti energetici.

Aumentano anche le ricariche elettriche

A peggiorare il quadro non ci sono solo i carburanti tradizionali. Anche il costo delle ricariche elettriche ha registrato un forte aumento.

Negli ultimi 20 giorni, il costo medio per ricaricare un mezzo elettrico è passato da circa 70 a 100 euro, segnando un incremento del 43%. Un dato che mette in difficoltà soprattutto le flotte utilizzate per le consegne dell’ultimo miglio, ormai sempre più orientate verso soluzioni green.

Per queste attività, il carburante (o l’energia) rappresenta circa il 30% dei costi operativi, rendendo i rincari particolarmente impattanti sui bilanci aziendali.

Il nodo del trasporto merci

Il problema assume una dimensione ancora più rilevante se si considera che in Italia circa l’80% delle merci viaggia su gomma. Un sistema logistico fortemente dipendente dal trasporto stradale, che collega quotidianamente industrie, porti, hub e punti vendita.

In questo contesto, il costo del gasolio rappresenta una variabile critica difficilmente comprimibile. La volatilità dei prezzi, unita a margini spesso ridotti e a contratti a tariffa fissa, espone molte imprese a seri rischi di sostenibilità economica.

I numeri in Veneto

In Veneto le attività maggiormente esposte al caro carburanti sono almeno 29.105, così suddivise:

  • 20.792 agenti di commercio
  • 6.753 autotrasportatori
  • 1.368 tra taxisti e Ncc
  • 192 bus operator

A livello provinciale, il numero più alto si registra a Padova (6.928 attività), seguita da Verona, Treviso, Vicenza e Venezia (4.333). In coda Rovigo e Belluno.

Il Veneto si conferma tra le regioni più coinvolte, con un’incidenza del 7,03% sul totale nazionale delle attività legate alla mobilità professionale, subito dietro Emilia-Romagna e Marche.

Scritto da: Redazione

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