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Granchio blu, oltre 62mila kg campionati in Veneto: presentati i dati del primo anno

today21 Marzo 2026 35

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A un anno dall’avvio del progetto regionale “Blue Crab Action Plan”, arrivano i primi dati ufficiali sulla diffusione del granchio blu nelle acque venete. Un quadro chiaro e preoccupante: oltre 62.000 kg di esemplari campionati lungo 150 km di costa, tra mare, lagune, valli e acque dolci.

La presentazione si è svolta a Rovigo, con la partecipazione dell’assessore regionale alla pesca Dario Bond, del commissario straordinario Enrico Caterino e dei rappresentanti di ARPAV, Veneto Agricoltura, oltre alle Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia.

Una presenza ormai strutturale negli ecosistemi

Il progetto, della durata di 30 mesi e con un budget di oltre 1,5 milioni di euro, nasce per contrastare la diffusione del Callinectes sapidus, specie aliena invasiva che dal 2023 ha messo in crisi pesca e acquacoltura, soprattutto la molluschicoltura.

“I numeri parlano chiaro: non è più un’emergenza episodica, ma una presenza stabile”, ha spiegato l’assessore Dario Bond. “Serve una strategia permanente di gestione”.

I numeri: boom nel Delta del Po

Il monitoraggio tra giugno e novembre 2025 evidenzia una diffusione capillare, con concentrazioni maggiori nel Delta del Po e nella Laguna di Venezia.

Nel dettaglio:

  • Laguna di Caorle: 189 kg
  • Laguna di Venezia: 1.070 kg
  • Delta del Po Nord: 22.310 kg
  • Delta del Po Sud: 38.899 kg

Dati che confermano come le aree più produttive per la pesca siano anche le più colpite.

Specie resistente e altamente adattabile

Gli studi condotti a Chioggia hanno evidenziato una capacità di adattamento straordinaria: il granchio blu resiste a temperature inferiori ai 10°C e superiori ai 30°C, oltre a sopportare forti variazioni di salinità.

Una “plasticità” che lo rende particolarmente invasivo e difficile da contenere.

Predatori naturali e nuovi scenari

Tra gli elementi più interessanti emersi dallo studio c’è il ruolo dei predatori naturali. Alcune specie ittiche – come branzini, orate e pesci serra – si nutrono di granchio blu, ma spicca soprattutto la presenza della tartaruga marina Caretta caretta.

Nel 2025, una tartaruga su tre analizzate presentava granchio blu nella dieta, aprendo scenari per un controllo naturale della specie.

Verso nuove strategie: contenimento e mercato

Nel primo anno sono stati organizzati 18 incontri con pescatori e cooperative, anche a Chioggia, Burano e Scardovari, per definire strategie condivise.

L’obiettivo ora è duplice:

  • contenere la specie con strumenti scientifici e pesca selettiva
  • trasformare il problema in opportunità economica

“Dobbiamo puntare anche sui mercati internazionali – ha sottolineato Dario Bond – dove il granchio blu è molto richiesto”.

Scritto da: Redazione

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