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Turismo open air in crescita tra Laguna di Venezia e Delta del Po: a Chioggia il confronto degli operatori

today15 Aprile 2026 1018

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Il turismo open air si conferma uno dei motori più dinamici dell’area tra la Laguna di Venezia e il Delta del Po, con Chioggia al centro di una crescita costante e strutturata.

Se ne è parlato oggi a Darsena Le Saline, dove Faita e Cisa Camping hanno riunito operatori del settore per un confronto sulle strategie di sviluppo del turismo all’aria aperta, partendo dai dati più recenti che evidenziano numeri in forte aumento.

A illustrare il quadro è stata Raffaella Boscolo, presidente di Cisa Camping, che ha sottolineato come il comparto sia ormai evoluto ben oltre il concetto tradizionale di vacanza in campeggio.

«Il nostro settore, per sua natura, è già profondamente legato all’ambiente e sempre più utilizza l’innovazione tecnologica per garantire comfort agli ospiti e maggiore efficienza energetica», ha spiegato Boscolo. «Quando parliamo di turismo all’aria aperta lo associamo spesso a vacanze semplici, al contatto con la natura. Ma oggi è molto di più: è un modo di viaggiare che parla ai bisogni attuali di libertà, autenticità, sostenibilità e benessere».

I numeri del turismo a Chioggia

I dati confermano la crescita del comparto: nel 2025 le presenze turistiche a Chioggia hanno superato 1 milione e 762 mila, con un incremento del +6,8%.

Di queste, 1 milione e 33 mila presenze sono state registrate nei campeggi e villaggi turistici, mentre gli arrivi complessivi hanno superato quota 393 mila (+12%), con il 59% concentrato nelle strutture open air.

«Questo risultato non arriva per caso», ha ribadito Boscolo. «È il frutto di anni di lavoro, investimenti e attenzione agli ospiti. Oggi il campeggio non è più solo un luogo di sosta, ma un’esperienza completa fatta di accoglienza, comfort e qualità».

Un territorio unico tra mare, laguna e natura

Il turismo open air si inserisce in un contesto ambientale e paesaggistico di grande valore: dal litorale di Sottomarina e Isola Verde, fino al patrimonio naturale della Laguna di Venezia e del Delta del Po, passando per le eccellenze storiche e gastronomiche del territorio clodiense.

Un sistema integrato che rappresenta un forte elemento attrattivo, ma che – secondo gli operatori – richiede anche una crescente responsabilità in termini di sostenibilità.

«Oggi non possiamo più limitarci a parlare di sostenibilità: dobbiamo praticarla concretamente», ha evidenziato Boscolo. «Significa ridurre l’impatto ambientale, investire in energie rinnovabili e accompagnare i turisti verso un’esperienza più consapevole».

Mobilità lenta e infrastrutture

Uno dei temi centrali del confronto riguarda la mobilità sostenibile e le infrastrutture.

Il turismo open air è sempre più legato a esperienze slow, fatte di bicicletta, camminate e scoperta del territorio. Ma per svilupparlo pienamente, secondo gli operatori, servono interventi strutturali.

«Servono piste ciclabili connesse, percorsi sicuri e collegamenti efficienti tra le diverse aree», è l’appello lanciato. «Non si tratta solo di accessibilità, ma anche di sicurezza per cittadini e turisti».

Tra le esperienze già attive, è stata citata anche quella del “Treno del Mare”, il collegamento estivo tra Verona e Chioggia, che secondo gli operatori andrebbe potenziato e reso strutturale anche nei giorni feriali e nei periodi di bassa stagione.

Investimenti e prospettive future

Altro punto chiave emerso dal confronto è la necessità di strumenti di investimento più accessibili per le imprese del settore.

«Servono risorse per innovare e crescere», ha concluso Boscolo. «La qualità si costruisce nel tempo, ma ha bisogno di supporto concreto. Solo così il turismo open air potrà continuare a essere competitivo a livello nazionale e internazionale».

Scritto da: Redazione

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