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Crisi della pesca in Alto Adriatico, tavolo interistituzionale convocato a Mestre: “A rischio 1.000 famiglie”

today5 Maggio 2026 40

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Una crisi senza precedenti sta mettendo in ginocchio il comparto della pesca dell’Alto Adriatico, con ripercussioni drammatiche su ambiente, economia e occupazione. Per affrontare l’emergenza, l’assessore regionale alla Pesca Dario Bond ha convocato a Mestre un Tavolo Interistituzionale che riunisce istituzioni, categorie e rappresentanti politici a tutti i livelli.

“Serve concretezza – ha dichiarato Bond –. Il futuro di circa mille famiglie dipende dalle risposte che saremo in grado di dare. Questa crisi richiede interventi straordinari e immediati”.

Una crisi su più fronti

Il comparto ittico sta affrontando una doppia emergenza. Da un lato, il calo costante delle imprese di pesca e acquacoltura, colpite da eventi eccezionali come l’invasione del granchio blu. Dall’altro, una gravissima crisi ambientale legata alla proliferazione delle mucillagini e all’aumento delle temperature marine registrate soprattutto nell’estate 2024.

Le conseguenze sono pesantissime: intere aree di pesca sono state compromesse e molte attività si sono fermate.

Ecosistema al collasso

Il fenomeno delle mucillagini, già noto nell’Adriatico, ha raggiunto livelli eccezionali per intensità e durata. Le condizioni climatiche – con piogge superiori alla media e temperature record – hanno favorito la formazione di masse gelatinose che hanno prima ostacolato la pesca e poi compromesso il fondale marino.

Si sono verificati fenomeni di anossia, ovvero carenza di ossigeno, che hanno causato la moria fino al 100% dei molluschi bivalvi, tra cui vongole e fasolari. Un vero e proprio collasso dell’ecosistema.

Produzione azzerata e flotte ferme

I numeri descrivono una situazione drammatica:

  • 163 imbarcazioni ferme
  • 102 imprese bloccate da oltre un anno
  • Produzione di vongole pari a zero nel 2025

Le Capitanerie di Porto hanno disposto il divieto di pesca con draga idraulica “fino a revoca”, determinando la sospensione totale delle attività in diverse aree, tra cui quelle di Chioggia e Venezia.

Riconoscimento della calamità

La gravità della crisi è stata riconosciuta anche a livello nazionale con il decreto del 12 marzo 2025, che ha dichiarato l’evento calamità naturale. Questo ha permesso alla Regione di attivare l’accesso al Fondo di solidarietà nazionale per la pesca e l’acquacoltura.

“È un passaggio importante – ha sottolineato Bond – ma ora servono risorse adeguate e tempi rapidi per sostenere le imprese”.

Il ruolo dell’Europa

Durante l’incontro è stato evidenziato anche il ruolo dell’Unione Europea, con riferimento al regolamento sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), che prevede interventi per recuperare gli ecosistemi degradati.

Allo stesso tempo, preoccupa la riduzione dei fondi europei destinati alla pesca, con tagli fino al 60% e una progressiva diminuzione delle risorse FEAMPA dal 2028.

Strategie per il futuro

L’obiettivo del Tavolo Interistituzionale è duplice: affrontare l’emergenza e costruire una strategia di medio-lungo periodo. Tra le ipotesi sul tavolo, anche la diversificazione produttiva e l’accesso a nuovi finanziamenti europei per progetti innovativi.

“La pesca è parte della nostra identità – ha concluso Bond – e difenderla è una priorità assoluta”.

Montanariello: “Crisi drammatica, servono soluzioni”

Presente all’incontro anche il consigliere regionale del Partito Democratico Jonatan Montanariello, che ha sottolineato la necessità di un approccio condiviso:

“È fondamentale trovare soluzioni che tengano insieme la tutela ambientale e la sostenibilità economica del settore. L’emergenza del granchio blu richiede interventi tempestivi per salvaguardare le attività e garantire un futuro alla pesca veneta”.

Scritto da: Redazione

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