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a Regione del Veneto ha dichiarato lo Stato di Emergenza Regionale per l’intero territorio a causa della grave crisi idrica che sta interessando la regione. Il presidente Alberto Stefani ha firmato oggi, 2 luglio 2026, un’ordinanza straordinaria in risposta alle anomale condizioni idrologiche e idrauliche, con particolare riferimento al bacino del fiume Po e al crescente rischio di risalita del cuneo salino.
I dati raccolti dalla Regione evidenziano una situazione particolarmente critica. Le precipitazioni risultano inferiori alla media già dal mese di marzo (-21%), con un ulteriore peggioramento nel corso di aprile e valori ancora sotto la norma nel mese di maggio. Al 31 maggio 2026 il deficit dell’intero anno idrologico ha raggiunto il 28%, corrispondente a circa 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua mancanti.
Ad aggravare il quadro è stato anche il rapido scioglimento della neve accumulata in montagna, causato dalle elevate temperature registrate tra aprile e maggio. Di conseguenza, le portate dei principali corsi d’acqua del Veneto risultano sensibilmente inferiori alle medie storiche: Piave e Brenta segnano un calo del 23%, il Po del 23% e l’Adige del 21%, mentre continua a diminuire anche il livello del Lago di Garda.
L’ordinanza regionale introduce una serie di raccomandazioni e misure rivolte agli enti pubblici e ai gestori delle risorse idriche. Le strutture regionali competenti sono chiamate ad adottare una gestione ancora più parsimoniosa dell’acqua, limitando gli sprechi e, nel caso del bacino dell’Adige, garantendo una portata minima di 80 metri cubi al secondo a Boara Pisani.
Particolare attenzione viene rivolta anche al comparto agricolo. Ai Consorzi di bonifica e irrigazione viene chiesto di promuovere campagne di sensibilizzazione per un utilizzo più efficiente dell’acqua, ricorrendo a strumenti di supporto all’irrigazione che consentano di distribuire la risorsa solo quando realmente necessaria. Contestualmente dovranno predisporre i cosiddetti “piani di siccità”, previsti dal Piano di gestione delle acque.
Anche i gestori degli invasi idroelettrici dovranno contribuire alla gestione dell’emergenza, preservando quanto più possibile le riserve idriche, compatibilmente con la produzione di energia, così da poter garantire eventuali rilasci aggiuntivi durante il periodo di maggiore richiesta irrigua.
L’ordinanza coinvolge inoltre gli Enti d’Ambito e i gestori del Servizio Idrico Integrato, invitati a promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini e a valutare, insieme ai Comuni, eventuali limitazioni agli usi non essenziali dell’acqua potabile. Tra gli utilizzi che potrebbero essere soggetti a restrizioni figurano l’irrigazione di giardini e orti, il lavaggio di cortili e veicoli privati, il riempimento di piscine e fontane ornamentali e, più in generale, tutti gli impieghi diversi dall’uso domestico alimentare e dall’igiene personale.
Ad ANCI Veneto viene richiesto di invitare i Comuni a intensificare le campagne informative e a verificare la possibilità di sospendere temporaneamente i prelievi da falda destinati agli usi non prioritari, come le fontane ornamentali a getto continuo.
La Regione ha inoltre disposto l’avvio di un tavolo tecnico per aggiornare il censimento dei pozzi domestici presenti sul territorio e ha chiesto all’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po la convocazione urgente dell’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici per rivalutare il livello di severità della crisi e individuare ulteriori interventi.
L’obiettivo dell’ordinanza è quello di preservare le risorse idriche disponibili in vista dei mesi estivi, tradizionalmente caratterizzati dai maggiori consumi agricoli e civili, scongiurando un aggravamento della situazione qualora non si registrino precipitazioni significative nelle prossime settimane.
Scritto da: Redazione
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