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Le risorse idriche del Veneto restano sotto stretta osservazione. I dati diffusi da ARPAV relativi al mese di giugno confermano una situazione di sofferenza dovuta a precipitazioni inferiori alla media e a una conseguente riduzione della portata dei principali fiumi della regione.
Secondo il report dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale, nel mese di giugno sono caduti mediamente 85 millimetri di pioggia, contro i 100 millimetri del periodo di riferimento climatico 1991-2020. Il deficit di precipitazioni si riflette direttamente sullo stato dei corsi d’acqua.
Tra i dati più significativi emerge la situazione del Po, che registra portate inferiori del 70% rispetto alla media storica. L’Adige segna un calo del 60%, mentre Bacchiglione e Brenta presentano riduzioni comprese tra il 53% e il 60%. Anche i torrenti e i corsi d’acqua montani evidenziano una diminuzione delle portate tra il 30% e il 45%.
Dopo un temporaneo miglioramento registrato nella prima metà di giugno grazie ad alcune precipitazioni, il quadro è tornato a peggiorare a causa delle alte temperature e della persistente scarsità di piogge. Sebbene la situazione risulti ancora leggermente migliore rispetto a quella particolarmente critica del 2022, il divario rispetto ai valori medi storici conferma gli effetti di una crescente variabilità climatica.
La Regione Veneto ha confermato che continuerà a monitorare costantemente l’evoluzione della situazione in collaborazione con ARPAV e con gli enti competenti, mantenendo alta l’attenzione sulla gestione della risorsa idrica per garantire il fabbisogno civile, sostenere il comparto agricolo e tutelare gli ecosistemi. Parallelamente viene ribadita l’importanza di promuovere un utilizzo sempre più responsabile dell’acqua, considerata una risorsa strategica e sempre più vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici.
Scritto da: Redazione
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