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Mare troppo caldo, allarme di Coldiretti Pesca: “Muoiono cozze e vongole, a rischio l’acquacoltura italiana”

today16 Luglio 2026 67

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Il caldo eccezionale di questa estate non sta mettendo in difficoltà soltanto città e campagne, ma anche il mare. A lanciare l’allarme è Coldiretti Pesca, che denuncia come il surriscaldamento delle acque stia provocando gravi danni a cozze, vongole e pesce azzurro, mettendo in seria difficoltà un settore che in Italia vale circa mezzo miliardo di euro.

Nelle lagune del Delta del Po, dove la temperatura dell’acqua ha ormai superato i 30 gradi, si stanno registrando morie sempre più estese di mitili e molluschi. Una situazione particolarmente critica riguarda la Sacca di Scardovari, dove già dalla fine di giugno è stata sospesa la commercializzazione delle celebri Cozze di Scardovari Dop a causa dei primi segnali di sofferenza degli allevamenti.

Ancora più pesante la situazione nella vicina Sacca di Goro, dove il caldo e il ridotto ricambio d’acqua hanno trasformato la laguna in una vera e propria “pentola”. La proliferazione di microalghe e la diminuzione dell’ossigeno disponibile hanno provocato fenomeni di anossia che, secondo Coldiretti Pesca, avrebbero causato perdite fino al 90% delle vongole allevate, aggravando ulteriormente una crisi già segnata dall’emergenza del granchio blu.

A complicare ulteriormente il quadro sono i violenti temporali che si alternano ai periodi di siccità e riversano improvvisamente grandi quantità di acqua dolce nelle lagune e nelle aree costiere, alterando ulteriormente l’equilibrio degli ecosistemi marini. Cresce inoltre la preoccupazione anche lungo l’Adriatico per il possibile ritorno della mucillagine favorita dalle elevate temperature del mare.

Gli effetti del mare sempre più caldo non si fermano però ai molluschi. A soffrire è anche il pesce azzurro, simbolo della pesca italiana. L’aumento delle temperature riduce infatti l’ossigeno presente nell’acqua e altera la produzione di plancton, alimento fondamentale per specie come sardine e acciughe. Vengono inoltre compromesse le fasi riproduttive e la sopravvivenza delle larve, con conseguenze dirette sulla quantità di pesce disponibile e sulla produttività della pesca.

Il surriscaldamento delle acque sta avendo ripercussioni anche sugli allevamenti ittici. Le specie utilizzate per produrre i mangimi destinati all’acquacoltura risultano infatti sempre meno disponibili, con conseguente aumento dei costi per le aziende. I mangimi rappresentano oltre la metà delle spese complessive di un impianto di allevamento e ogni rincaro pesa in maniera significativa sui bilanci delle imprese, già alle prese con gli aumenti di energia, trasporti e materie prime.

“Le imprese di acquacoltura stanno affrontando un momento estremamente delicato”, sottolinea Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca. “Dopo la crisi energetica e l’aumento dei costi produttivi, oggi ci troviamo di fronte a un ulteriore aggravio che colpisce proprio la principale voce di spesa degli allevamenti”.

L’acquacoltura rappresenta uno dei settori più importanti della pesca Made in Italy, con una produzione guidata da cozze, trote, vongole, orate e spigole, mentre cresce anche il comparto delle ostriche italiane. Un settore destinato ad assumere un ruolo sempre più strategico: secondo la FAO, infatti, nel 2022 per la prima volta nella storia la produzione mondiale proveniente dall’acquacoltura ha superato quella della pesca tradizionale di cattura.

Per il territorio del Delta del Po e dell’Alto Adriatico, dove la molluschicoltura rappresenta una delle principali attività economiche e occupazionali, il mare sempre più caldo rischia quindi di trasformarsi in una vera emergenza economica oltre che ambientale.

Scritto da: Redazione

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