Zaia in commissione sanità:”Chi pensa che ci siano state illegalità denunci alla Procura”

Scritto da il 5 Maggio 2021

Lungo e serrato confronto in commissione Sanità del Consiglio veneto sulla gestione regionale della pandemia da Covid 19 tra il presidente Luca Zaia, affiancato dall’assessore e dai tecnici della sanità, e i consiglieri regionali. Un confronto sollecitato dai consiglieri delle opposizioni, per fare chiarezza sui contenuti della trasmissione di RaiTre ‘Report’ di lunedì 26 aprile, e svolto in commissione anziché in Consiglio (anche se il teatro è stata sempre l’aula consiliare e ha impegnato l’intero pomeriggio, facendo slittare la seduta consiliare) per dare modo di intervenire anche ai tecnici regionali.

“Non ho nulla da nascondere, io e miei tecnici in questi 15 mesi ci abbiamo messo la faccia ogni giorno, e posso accettare che qualcuno accosti i numeri della mortalità in Veneto a incuria – sono state le conclusioni di Zaia – Chi pensa che ci siano state illegalità o gestione maldestra denunci alla Procura”.

Nella sua relazione a braccio (‘non ho nulla di scritto, ma ho chiesto alla presidente Sonia Brescacin di trasmettere tutto in Procura”) – iniziata dopo oltre mezz’ora di tensione tra maggioranza e opposizione sulla gestione delle modalità e dei tempi del confronto, stemperata dallo stesso Zaia –  il presidente della Regione ha ripercorso le diverse fasi della pandemia in Veneto e le strategie adottate dal 31 gennaio 2020, dall’approvazione del piano pandemico regionale (‘unica regione in Italia’) alle future tappe della campagna vaccinale, mettendo sempre l’accento sull’imprevedibilità del virus.

Sostanzialmente ‘inspiegabile’ – per il presidente del Veneto – la violenza dell’ondata di contagi registrata in Veneto negli ultimi due mesi del 2020, così come risultano inspiegabili i numeri relativamente bassi in Veneto della prima ondata, “quando – ha detto – mentre Codogno era in ginocchio, il Veneto con il Carnevale di Venezia in corso (sospeso solo per l’ultimo giorno) registrava pochi contagi”. “Nella terza fase dell’epidemia, invece, sono morti più ‘nonni’, almeno 7 mila, rispetto alla prima fase quando non avevamo a disposizione mascherine, strumenti diagnostici e protocolli di cura”.

Nell’aula del Ferro-Fini Zaia ha difeso a spada tratta il lavoro fatto, il metodo di squadra e le decisioni assunte: dalla prima ‘zona rossa di Vò”, alla scelta di potenziare la diagnostica affiancando ai tamponi molecolari i test antigenici rapidi, dall’acquisto di mascherine e respiratori in proprio, alla decisione di non riaprire le scuole a gennaio. “Siamo stati i primi ad istituire la ‘zona rossa’, i primi a fare i tamponi a tutti gli asintomatici, a spingere al massimo le nostre microbiologie per fare i test molecolari (2400 al giorno) e a fare gli screening di massa con i test rapidi, ad utilizzare i monoclonali, a sequenziare il virus individuando la variante inglese. E ora siamo i primi a livello nazionale per numero di vaccinati ogni 100 mila abitanti: prima dell’estate riusciremo a vaccinare anche i 50enni”.

La gestione del Covid 19 in Veneto – ha ricordato Zaia – ha richiesto una spesa straordinaria di 700 milioni e l’assunzione nel servizio sanitario di 5.068 operatori in più, tra medici, infermieri e Oss, incrementando l’organico del 10 per cento.

“Forse in questi 15 mesi abbiamo avuto una colpa, quella di esserci preoccupati”, ha detto, rivolto ai consiglieri di palazzo Ferro-Fini. ”Non sono qui per cercare giustificazioni o per farmi processare – ha aggiunto – io e i miei tecnici abbiano adottato decisioni sempre codificate, sancite dalla legge, condivise con l’Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute. Non accetterò mai che qualcuno associ me e i miei collaboratori ad una presunta incuria e mancanza di rispetto per le persone. Speravo che in questa tragedia, che ci è costata sinora oltre 11 mila morti, scattasse una sorta di ‘no fly zone’, invece per alcuni non c’è nulla che abbia funzionato. Se siete convinti che ci sia stato qualcosa di illegale o una gestione maldestra – ha chiuso Zaia rivolto ai consiglieri di minoranza, tra gli applausi della maggioranza– abbiate le ‘palle’, finita questa seduta, di presentare una denuncia alla magistratura”.

Oltre al presidente ha preso la parola l’assessore alla sanità e sociale Manuela Lanzarin, che si è soffermata sulla gestione delle 330 case di riposo in Veneto e sul lavoro del Dipartimento regionale di Prevenzione: “Il Veneto sta coordinando tutti i tavoli nazionali in virtù dell’esperienza maturata e delle competenze in campo– ha scandito- e ha scritto le linee guida nazionali per la riapertura delle case di riposo che domani la Conferenza delle Regioni consegnerà all’Istituto superiore di Sanità, in attesa che il governo corregga il Dpcm del 6 marzo scorso”. “Ben venga la ricomposizione e la ripartenza della commissione regionale d’inchiesta sulle case di riposo – ha aggiunto – perchè ci consentirà di fornire materiali utili per un settore strategico e vulnerabile, che manca di una programmazione nazionale e necessita di una riforma a livello centrale”.

Lo studio del prof. Crisanti sulla scarsa efficacia dei test antigenici rapidi, al centro delle critiche mosse dalla trasmissione Report, è stato oggetto degli interventi dei tecnici. Il dg dell’area sanità e sociale del Veneto Luciano Flor, che ha portato in aula copia dello studio, così come pubblicata solo pochi giorni fa nella piattaforma di pre-print: la piattaforma scientifica premetta che tale studio “non dovrebbe essere usato per la pratica clinica”. La direttrice dell’istituto Zooprofilattico delle Venezie Antonia Ricci, dopo aver denunciato la tardiva condivisione della sequenza del virus di Vo’ “rimasta nel cassetto per almeno 12 mesi sottraendo così un patrimonio prezioso per la comunità scientifica”, ha spiegato la validità e l’affidabilità dei test rapidi per la frequenza di utilizzo, la rapidità e l’accessibilità. “I test antigenici sono i migliori per monitorare le case di riposo – ha aggiunto il direttore delle Microbiologie del Veneto, Mario Rassu – nonché per la popolazione scolastica”.

Sull’affidabilità della banca dati della Regione Veneto nel classificare i pazienti Covid presi in carico tra sintomatici e asintomatici – altro elemento di criticità evidenziato dalla trasmissione Report – ha offerto dettagliate spiegazioni la responsabile del Dipartimento di prevenzione Francesca Russo. “Nessuna forzatura del data-base dei monitoraggi – ha riassunto – anzi l’andamento appiattito della curva dei contagi da gennaio in poi testimonia che è stato fatto il massimo per contenere l’epidemia, individuando ed isolando il maggior numero possibile di soggetti positivi”.

Ulteriori elementi di ricostruzione dell’operato veneto nel contenimento della pandemia sono arrivati dal coordinatore del Comitato tecnico scientifico Mario Saia, direttore del governo clinico dell’Azienda Zero (che ha fornito i numeri sulla partecipazione del professor Crisanti all’attività del Cts), nonché dall’ingegner Paolo Fattori della struttura di progetto di potenziamento della rete ospedaliera e da Paolo Rosi, direttore del dipartimento Suem 118, in merito alla disponibilità di 1016 posti di letto di terapia intensiva attivabili in Veneto nell’arco di 48 ore. “Nel picco dell’emergenza pandemica, il 31 dicembre scorso – ha ricordato Rosi – i posti di terapia intensiva utilizzati sono stati 700, non abbiamo quindi mai raggiunto la capacità massima, target da scenario apocalittico, disegnata con il piano regionale di attivazione o riconversione progressiva”.

Roberto Toniolo, direttore generale dell’Azienda zero, ha illustrato costi, spesa ed impiego dei test diagnostici, tra molecolari e antigenici. In merito a quanto diffuso dai media, Toniolo ha specificato: “Non ho fatto nessuna denuncia o esposto nei confronti del professor Crisanti: Azienda Zero ha solo inviato una relazione informativa alla Procura di Venezia che ricostruisce la cronologia delle attività svolte”. Infine il dg dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi, è intervenuto sulla riorganizzazione dell’ospedale di Montebelluna a dicembre, nel corso della terza ondata del virus, in replica alle affermazioni della trasmissione ‘Report’.

Il dibattito. “Non ci interessa andare Procura – ha replicato lo speaker delle opposizioni Arturo Lorenzoni – a noi interessa fare chiarezza, con spirito costruttivo. I dati ci dicono che il Veneto ha avuto da novembre scorso la maggior incidenza di contagi, oltre 4 mila ogni 100 mila abitanti, e di decessi. Il Veneto è la regione più colpita tra le grandi regioni del Nord. Chiediamo di capire perché la Giunta regionale abbia scelto di privilegiare la rapidità di diagnosi sulla sensibilità nella scelta dei test, in contesti come le Rsa e gli ospedali, quali evidenze scientifiche abbiano portato il presidente Zaia a promuovere l’efficacia dei test ‘fai-da-te’. Infine – ha aggiunto – chiedo di capire le ragioni che hanno portato a spostare la sede di riferimento regionale per i laboratori di microbiologia dall’Azienda ospedaliera di Padova a quella di Treviso”.

AnnaMaria Bigon, Pd e vicepresidente della commissione Sanità, ha contestato i numeri forniti dal presidente e dai tecnici della Giunta. “L’aumento dei contagi e dei decessi a novembre e dicembre sono stati abnormi, mentre il Veneto rimaneva in ‘zona gialla’ e il presidente Zaia dichiarava che il 95% dei contagiati era asintomatico – ha affermato – In realtà le terapie intensive erano sotto pressione e i medici ospedalieri denunciavano come la riconversione dei posti in terapia intensiva togliesse posti e assistenza ai malati non Covid. La politica, a nostro parere, avrebbe dovuto introdurre più restrizioni per contenere il contagio”.

Il capogruppo dei consiglieri di Zaia Presidente, Alberto Villanova, ha criticato i consiglieri di opposizione per aver fondato le proprie critiche alla Regione sulla gestione della pandemia su uno studio incompleto, non concluso e che, oltretutto – ha affermato – finirebbe per confermare la validità dei test rapidi, con un tasso di concordanza con i test molecolari del 98,6 per cento. “Avete preso un granchio – ha detto Villanova – oppure, se siete convinti che ci sia una responsabilità dell’amministrazione Zaia, presentate esposto in Procura”.

“Sciocco rimandare ai tribunali scelte politiche sulle quali oltretutto ci sono poche certezze– ha premesso la vicepresidente del Consiglio regionale Francesca Zottis (Pd) – Non mettiamo in discussione la bontà delle scelte cliniche fatte, ma solleviamo dubbi su alcune scelte politiche: perché il Veneto non ha seguito le ‘raccomandazioni’ del ministero della sanità che invitava all’utilizzo dei molecolari? Perché si è fidato dei test rapidi di prima e seconda generazione per contesti a rischio come le case di riposo? E quando affronteremo il tema del rapporto tra Rsa e ospedali, evidenziato ancor più dalla pandemia? Il Covid ci ha insegnato la necessità di fare di più e di meglio e di investire di più in prevenzione e in ricerca”

Roberto Bet (Lega) ha intravisto nello ‘stillicidio di allarmismi e di dichiarazioni delle opposizioni’ il delitto di procurato allarme per la pubblica incolumità: “In questi mesi – ha evidenziato – abbiamo assistito a politici, giornalisti e scienziati di scarsissima credibilità”.

Elena Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) ha difeso il diritto delle opposizioni di vigilare, di porre domande e di avere risposte esaustive alle interrogazioni presentate. “Possiamo sapere fino a quando sono stati utilizzati tamponi rapidi di prima o seconda generazione, meno affidabili, negli ospedali? – ha chiesto Ostanel – Se si fossero utilizzati i tamponi molecolari si sarebbero potuti evitare ulteriori contagi (e decessi) in contesto ospedaliero? Perché non si è approfondito con uno studio l’efficacia delle linee guida date dal ministero ad ottobre? Perché il Veneto non ha adottato il principio di precauzione nel definire la fascia di rischio? E oggi,, in Veneto, si stanno usando solo i tamponi di terza generazione, più sensibili?”. Ostanel poi ha chiesto una replica al fuori onda di Report sulle gare di acquisto dei tamponi rapidi.

Stefano Valdegamberi (GM) ha ringraziato Zaia per essere stato in prima linea sin dal primo giorno e ha accusato l’opposizione, e in particolare il Pd, di aver messo in scena, anche attraverso ‘Report’, una ‘finta rappresentazione’ per gettare ‘fango’ sull’amministrazione regionale.

Silvia Rizzotto (ZP) ha invitato i consiglieri di opposizione alla coerenza: “Volevate un confronto politico e non tecnico. E le prime domande che avete posto sono squisitamente tecniche. I dubbi sono legittimi, ma non le bugìe e le illazioni”. Rizzotto ha poi definito “infelice e misero” il tentativo di utilizzate la tv pubblica per “perseguire obiettivi di visibilità mediatica” e “screditare l’avversario politico denigrando la sanità veneta”. “Il Veneto è la regione che meglio di altre sta contrastando la pandemia – ha sottolineato Rizzotto – con il maggior numero di tamponi effettuato in rapporto al numero di abitanti. Mai come in questi ultimi 15 mesi mi sento fortunata e orgogliosa di essere veneta”.

Un ringraziamento personale a Zaia, per le responsabilità che si è assunto nella gestione della pandemia, all’assessor, ai tecnici e al personale sanitario è arrivato da Elisa Venturini, capogruppo di Forza Italia. “La nostra priorità ora è vaccinare: quando riusciremo a vaccinare le categorie produttive?”, ha aggiunto.

Erika Baldin (M5S): “Mi sento in imbarazzo, questa seduta di commissione sembra un’aula di tribunale nei confronti del professor Crisanti, scienziato riconosciuto a livello internazionale che si è messo a disposizione della sanità veneta. Mi fa piacere apprendere che Azienda Zero non ha presentato alcuna denuncia nei suoi confronti – ha affermato – Nè occorre che noi consiglieri andiamo in Procura: ci sono già inchieste avviate da parte della magistratura a Padova e a Vicenza. A noi interessa che non ci sia alcuna ombra sulla sanità veneta, che i cittadini del Veneto possano avere risposte alle loro domande, e che si rispetti la libertà di ricerca della scienza”.

Dai banchi del Pd Jonatan Montanariello ha contestato l’idea che la trasmissione Report sia un’operazione di ‘complottisti’: “Le tabelle diffuse oggi dai media dicono che degli 11 mila morti registrati in Veneto, 8.400 sono avvenuti nella seconda ondata, tra ottobre e marzo, rispetto ai 2.178 della prima ondata. Chiediamo di capirne le ragioni e di valutare se è stato fatto tutto ciò che era necessario per prevenire il contagio. Domandare non significa denigrare”.

Apprezzamenti per l’operato dell’amministrazione Zaia, dei tecnici e dei dirigenti della sanità veneta, uniti a riconoscenza verso gli operatori del comparto sanitario, sono stati espressi da Filippo Rigo (LV)e da Marco Zecchinato (ZP).

Raffaele Speranzon, capogruppo dei Fratelli d’Italia, ha puntato l‘indice sulle indicazioni contradditorie espresse in questi mesi dal ministero della Salute su mascherine e tamponi, dal professor Crisanti sui vaccini e sulla cattiva informazione resa dal servizio pubblico televisivo.

Cristina Guarda (EV) è tornata a chiedere trasparenza e risposte sulla scelta di adottare tamponi rapidi con una sensibilità del 58 per cento, accertata da studi indipendenti; sui numeri effettivi dei posti in terapie intensive; e sui rischi di contagio nei luoghi di lavoro.

Per il capogruppo della Lega Giuseppe Pan le dichiarazioni del presidente Zaia e dei tecnici hanno ‘smontato’ le critiche di ‘Report’ e il ‘teorema’ dei consiglieri di opposizione, pronti a screditare la sanità veneta con una ‘montatura ad hoc’. “L’opposizione dovrebbe vergognarsi -ha concluso Pan – Mi auguro che la commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia, che l’opposizione va chiedendo, faccia anche luce sul curriculum e sulle competenze del professor Crisanti”.

Andrea Zanoni (Pd) ha contestato i numeri forniti dai tecnici e la visione rassicurante espressa da Zaia, dall’assessore e dai suoi tecnici. “Se ci facciamo domande e chiediamo una commissione d’inchiesta – ha spiegato – è per evitare errori e farne tesoro nella gestione di emergenze future”.

a seduta speciale ‘aperta’ della commissione Sanità si è chiusa dopo oltre nove ore di dibattito, con la replica del presidente Luca Zaia. “Se devo fare un consuntivo di questa giornata, credo di poter dire che è stata fatta chiarezza, grazie alla presenza dei tecnici e al lavoro degli operatori sanitari – ha detto il governatore – Chi governa deve programmare e guardare avanti. Cosa si poteva fare a dicembre? L’ambito della discrezionalità era stato codificato, non c’era nessuna sfida o questione di ‘benchmark’, ho chiesto io al governo la ‘zona gialla rafforzata’ chiudendo i grandi centri commerciali. Ma il tema dei modelli non prescinde dalla fortuna: dopo una prima fase relativamente buona, il Veneto ha vissuto in autunno una fase drammatica nei contagi e ora sta vivendo una fase abbastanza positiva. Ma nessuno sa spiegare il perché di questo diverso andamento della curva”.

Zaia ha ricordato di essersi assunto in prima persona la responsabilità di scelte forti come la prima ‘zona rossa’ d’Italia, la chiusura di ospedali, l’adozione di piani di sanità pubblica, anche affrontando una valanga di critiche. “La scelta dei tamponi – ha proseguito – è stata fatta in maniera condivisa con le autorità sanitarie nazionali e i comitati tecnico scientifici, potenziando le capacità di screening. Fare di più, abbinando i test rapidi a quelli molecolari, non può essere certo considerata una colpa”.

Quanto al prof. Crisanti – ha detto Zaia – “vi sfido a trovare una dichiarazione negativa mia nei suoi confronti. E’ andato in conflitto coni dirigenti e io ho l’obbligo di difendere i miei tecnici. Ma le porte sono sempre aperte. L’ho tirato a bordo io, per fare uno studio post quarantena sugli abitanti di Vo’. Non considero un guaio lo studio del professor Crisanti sui tamponi, penso solo che non è stato utilizzato con uno spirito costruttivo ma per produrre un dibattito inutile”.

Sulla commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia, “ben venga!” ha affermato Zaia. “Volete la verità? Volevo proporla io. Recuperiamo la commissione di inchiesta istituita nella precedente sulle case di riposo per analizzare in modo organico tutta la vicenda Covid. Avete l’amministrazione a disposizione. L’importante è che l’obiettivo sia comune, nell’interesse dei veneti. Ma non posso tollerare chi intende accomunare morti a incuria”.

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