Dalla città metropolitana

In 100mila a Venezia per il Redentore

today16 Luglio 2023 184

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A Venezia si realizza il sogno che da sempre accompagna l’umanità: volare. Lo spettacolo “Sognando il cielo” ha caratterizzato la “Notte famosissima” con un’esplosione di colori che ha portato gli spettatori a toccare il cielo con un dito, inseguendo il desiderio umano di esplorare orizzonti nuovi e lontanissimi dove solo l’immaginazione conduce. E da Venezia, città crocevia di culture, è arrivato anche quest’anno un messaggio di pace con la scritta “Pax Tibi”, le stesse parole scolpite sul libro tenuto aperto tra le zampe del leone alato, simbolo dell’evangelista Marco, richiamando la bandiera della Repubblica Serenissima.

Lo show ha preso il via alle 23:30 davanti a un pubblico stimato in almeno 100.000 spettatori: tra questi oltre 30.000 le persone che hanno ammirato i “foghi” dall’acqua a bordo delle più di 4.000 barche presenti in Bacino San Marco; 43.500, invece, quelle che si sono assicurate un posto tramite la prenotazione per assistere ai fuochi da Zattere, Piazzetta San Marco, Riva degli Schiavoni e isola della Giudecca. A queste si sono aggiunte le circa 30.000 persone che hanno assistito allo spettacolo dalle proprie abitazioni, dalle altane, dai plateatici lungo le rive, dalle strutture ricettive e dalle aree più periferiche non soggette a contingentamento e prenotazione (Sacca Fisola, la prima parte delle Zattere, Riva Sette Martiri, Sant’Elena e Lido).

Quaranta minuti di fuochi d’artificio che hanno trasportato il pubblico, assiepato lungo le rive e nelle barche, verso il firmamento, creando un ponte immaginario tra le anime degli spettatori e la maestosità della volta celeste. Come in un incantesimo, le luci dei fuochi d’artificio hanno acceso il cielo notturno, raddoppiandosi con i riflessi magici dell’acqua, lungo un viaggio onirico dove i colori sono stati protagonisti dello spettacolo, concepito dalla Parente Fireworks.

I primi minuti dello spettacolo pirotecnico sono stati interamente dedicati alla città e ai colori che la caratterizzano: l’oro bizantino dei mosaici e delle guglie e il rosso veneziano che spesso si ritrova nelle tele dei pittori veneti così come negli intonaci delle abitazioni. La notte del Redentore, tanto amata dai veneziani, è stata, quindi, rischiarata dalla scritta “Pax Tibi” che si è riflessa nel cielo per lanciare un messaggio di pace nel mondo. E poi il rosso ardente, simbolo della passione e dell’energia, intrecciato con l’arancione sfavillante, a evocare il calore del sole che bacia la città; il blu intenso, simbolo della serenità delle acque lagunari, mescolato all’azzurro scintillante, a ricordo della bellezza dei cieli aperti. E ancora, il verde brillante, che richiama la rigogliosa natura che circonda Venezia, per ritornare all’oro luminoso, simbolo della ricchezza e della nobiltà artistica della città.

Forme e colori degli effetti pirotecnici si sono susseguiti con un ritmo incalzante, creando figure magiche nel cielo veneziano. Stelle, cerchi e cascate di luce hanno disegnato arabeschi incandescenti nell’aria, danzando al ritmo del battito del cuore di chi stava a guardare con gli occhi puntati verso l’alto. Tre cuori – di colore bianco, rosso e verde – hanno simboleggiato la bandiera italiana. Infine, una cascata di artifici dorati ha concluso lo spettacolo tra gli applausi del pubblico.

La Festa del Redentore è tra le manifestazioni cittadine più sentite, ed è promossa dal Comune di Venezia con il coordinamento operativo di Vela Spa. Durante i quaranta minuti di spettacolo vengono complessivamente sparati 6.400 fuochi d’artificio, per un totale di 2.200 chili di materiale esplodente posizionato su cinque grandi zattere per quelli di grande calibro, a cui si aggiungono altri venticinque pontoni di misure minori per i “foghi” di piccolo calibro. A gestire i 420 metri di fronte fuoco dello show un team di oltre trenta addetti, tra pirotecnici e ormeggiatori professionisti, che si sono avvalsi dell’aiuto di un sistema di accensione radiocomandato composto da più di 250 unità. Replicando il sistema già usato negli scorsi anni, l’accesso da terra alle rive, così come quello dei natanti in Bacino San Marco, è stato contingentato e su prenotazione obbligatoria; per le barche, oltre che dalla prenotazione, l’ingresso è stato regolamentato da apposita ordinanza che ne stabiliva le aree di ormeggio suddivise per tipologia di imbarcazione.

Scritto da: Redazione

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