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Fine vita: Consiglio Veneto vota il rinvio in commissione del Pdl di iniziativa popolare

today17 Gennaio 2024 16

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Il Consiglio regionale del Veneto, dopo che la mancata approvazione in Aula dell’articolo 2 ‘Assistenza sanitaria in ogni fase del percorso di suicidio medicalmente assistito su richiesta della persona malata’ lo ha reso obbligatorio, ha votato il rinvio in commissione, con 38 voti favorevoli e 13 assenti, del Progetto di legge di iniziativa popolare “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”.

La proposta normativa, se non verrà affrontata in questi mesi, rimarrà incardinata all’ordine del giorno della prossima legislatura.

Il Pdl è stato relazionato in Aula da Sonia Brescacin, presidente della Quinta commissione consiliare permanente, competente in materia sociosanitaria.

Proprio la Quinta commissione, nelle scorse settimane, aveva esaminato il Pdl e ospitato audizioni con i soggetti portatori di interesse.

Il testo normativo è stato accompagnato da 9.062 firme raccolte. Elaborato e promosso dall’Associazione ‘Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica’, si pone l’obiettivo di definire il rispetto di ruoli, procedure e tempi per la verifica delle condizioni e delle modalità di accesso alla morte medicalmente assistita, affinché l’aiuto al suicidio non costituisca reato. Fermo restando l’esigenza di una legge nazionale che abbatta le discriminazioni tra malati, oggi in atto.

La proposta di legge si compone di cinque articoli: l’articolo 1 ‘Condizioni d’accesso all’assistenza sanitaria’, chiarisce che la Regione garantisce l’accesso alle procedure di suicidio medicalmente assistito alle condizioni stabilite dalla normativa nazionale; l’articolo 2 ‘Assistenza sanitaria in ogni fase del percorso di suicidio medicalmente assistito su richiesta della persona malata’, prevede l’istituzione di una commissione medica multidisciplinare presso le aziende sanitarie pubbliche deputata a effettuare le verifiche mediche relative alla sussistenza delle condizioni di accesso e alle migliori modalità di esecuzione del suicidio assistito indicate dalla Corte costituzionale; l’articolo 3 ‘Tempi per l’erogazione delle verifiche sulle condizioni e modalità di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019 per l’assistenza al suicidio medicalmente assistito’, disciplina la procedura e i tempi che le strutture del Servizio Sanitario Regionale, tra cui i comitati etici per la pratica clinica, devono rispettare nelle procedure connesse all’erogazione dei trattamenti di suicidio assistito, ribadendo il principio della cedevolezza invertita (comma 7). La procedura è avviata su richiesta del paziente e può essere da quest’ultimo sospesa e interrotta in ogni momento; l’articolo 4 ‘Gratuità della prestazione’, in linea con le indicazioni ministeriali, prevede la gratuità delle prestazioni sanitarie connesse ai suicidi medicalmente assistiti; l’articolo 5 ‘Clausola di invarianza’, dà conto della non necessità di una speciale copertura per la legge proposta giacché essa riguarda prestazioni sanitarie che la Regione è già tenuta a garantire e per i costi delle quali si deve quindi provvedere secondo le ordinarie modalità di finanziamento dei servizi.

Il presidente della Regione, Luca Zaia, presente oggi in Aula, ha preso la parola dopo la relazione del presidente della Quinta commissione, Sonia Brescacin, “per un’operazione verità dopo tante inesattezze che ho sentito: il Consiglio regionale non autorizza nulla, per il semplice fatto che il percorso sul fine vita è già stato definito dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, che ha garantito il suicidio medicalmente assistito in presenza di quattro requisiti: una patologia irreversibile; una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale; una patologia che crea sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili; una persona che sia in grado di esprimere un consenso libero e consapevole. Trovo quindi inaccettabile la tesi secondo la quale oggi il Consiglio regionale autorizza il suicidio medicalmente assistito: non corrisponde a verità”.

“Rispetto le opinioni di tutti ma, su un tema così delicato e intimo, la priorità è tutelare le persone fragili – ha chiarito il Presidente – Le mie idee sono note, le ho già messe nero su bianco, ma oggi siamo qui per veder garantito un diritto sancito come inviolabile dalla nostra democrazia: permettere ai cittadini, che hanno raccolto almeno 7 mila firme, di presentare e di veder esaminato un determinato progetto di legge. Il Pdl prevede tempi certi per il suicidio medicalmente assistito: non più di 27 giorni dalla presentazione della domanda all’esecuzione della prestazione, di cui i primi 20 per valutare i requisiti della persona. Inoltre, specifica il ruolo della Sanità in materia, in particolare quello delle Ulss. Sinceramente, non so quanto sia costituzionalmente sostenibile, ma oggi esaminiamo un provvedimento che ha avuto l’avvallo del nostro Legislativo. A ogni modo, lo ribadisco, dato che tutte le diversità di vedute sono da rispettare, non posso non trovare quantomeno atipico l’intervento della Corte costituzionale”.

Il Presidente, inoltre, nel ricordare alcuni numeri significativi “complessivamente, a oggi, in Veneto, abbiamo avuto quattro richieste di suicidio medicalmente assistito che sono state rigettate, a fronte di due accolte”, ha affermato che “non parteciperò alla discussione in Aula per non influenzare nessuno, ma alla fine voterò. Sottolineo l’aspetto che siamo la prima Regione a trattare il tema e un po’ paghiamo lo scotto di ciò”.

Ha fatto seguito l’intervento dell’assessore regionale alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin, che ha subito premesso di voler entrare in punta di piedi “su un argomento così delicato che deve avere come priorità la tutela delle persone malate, fragili”.

L’assessore ha sottolineato come “il Veneto ha avuto, da sempre, un’attenzione molto forte sul fronte delle cure palliative, anticipando la disciplina nazionale e investendo molte risorse. In materia, siamo la prima Regione per servizi garantiti, anche se sono consapevole che si può fare di più.  Abbiamo messo in campo tutte le procedure previste: l’accreditamento, il rafforzamento della rete e del coordinamento delle cure palliative, la commissione regionale chiamata ad esprimersi. È in previsione l’aumento dei posti negli Hospice e il potenziamento delle cure domiciliari, la creazione di una Unità domiciliare per le cure palliative, minimo una ogni Distretto sociosanitario. Verranno uniformate tutte le procedure funzionali a prendere in carico le persone fragili. E ribadisco la necessità di un intervento normativo a livello nazionale che disciplini il ruolo dei caregiver”.

Lanzarin, infine, ha fatto chiarezza in ordine al numero delle richieste di suicidio medicalmente assistito depositate nelle diverse strutture sanitarie fino ad oggi, “complessivamente sono state sei e, a tutte le persone che hanno avanzato domanda, sono state proposte le cure palliative”.

È quindi iniziata la discussione generale, con gli interventi del consigliere Stefano Valdegamberi (Misto), decisamente contrario a un “provvedimento che, se è vero che parte da numeri molto bassi, presenta il forte rischio di vedere, in poco tempo, aumentare questi numeri fino a renderli fuori controllo, e di estendere pericolosamente il perimetro di applicazione dei casi di suicidio medicalmente assistito, come già accaduto in Canada e Olanda. Richiamo, altresì, il rischio che l’eutanasia non rappresenti, spesso, una vera scelta, ma una necessità dettata da difficoltà economiche, dovute all’elevato costo delle cure. Ribadisco un concetto: il malato non deve essere avvertito come uno scarto dalla nostra società”.

Elena Ostanel (VcV) ha evidenziato come “quella di oggi è una giornata storica perché esaminiamo un Progetto di legge forte di oltre novemila firme raccolte. Auspico che il dibattito in Aula sia scevro da posizionamenti politici e/o ideologici, e resti nel merito di una proposta normativa di iniziativa popolare che vuole mettere al centro le esigenze del paziente e il suo rapporto con il medico curante. Invoco la libertà di scelta e, pensando al caso Welby, il rispetto della volontà del malato terminale di porre fine a una crudele sopravvivenza”.

La Capogruppo Dem Vanessa Camani ha sottolineato come “oggi possiamo lanciare un messaggio forte al parlamento nazionale affinché legiferi in materia di suicidio medicalmente assistito, superando un’inerzia che noi riteniamo grave. È un dovere della politica garantire la libertà di scelta e una morte dignitosa per tutti. C’è una sentenza della Corte costituzionale che dice chiaramente cosa dobbiamo fare e come dobbiamo agire. La Regione ora deve chiarire i tempi e le modalità di esecuzione delle prestazioni, delle risposte, che dovranno essere soddisfacenti, nonché i soggetti competenti a intervenire”.

La Capogruppo del Movimento 5 Stelle, Erika Baldin, ha ricordato come “oggi si compie l’ultimo atto di un processo di democrazia diretta, un messaggio positivo per tutti quei cittadini attivi che decidono di impegnarsi nella cosa pubblica anche attraverso la presentazione di una proposta normativa. Ringrazio il Presidente Zaia che, con la sua presenza, ha lanciato un messaggio forte, e il Legislativo regionale per aver avvallato la calendarizzazione in Aula del Pdl”. “Questa proposta normativa – ha puntualizzato Baldin – non sancisce alcun diritto alla morte e al suicidio medicalmente assistito, ma semplicemente detta tempi certi e procedure chiare per la somministrazione del farmaco letale in determinati casi circostanziati, nel 2019, dalla Corte costituzionale. La prestazione sarà gratuita e, in questo modo, verrà garantito l’accesso alla prestazione da parte di tutti. Dobbiamo portare avanti la bandiera della libertà di scelta di ciascun individuo”.

Il vicepresidente di Fratelli d’Italia, Enoch Soranzo, ha puntualizzato come “all’esame c’è un Progetto di legge che avrà effetti concreti sulle persone. Dobbiamo quindi fare la scelta migliore per i veneti”.

“Ha fatto bene l’assessore Lanzarin ad affermare che c’è ancora molto da fare sul fronte delle cure palliative, soprattutto in relazione all’accompagnamento dei malati e delle loro famiglie – ha continuato Soranzo – E’ nostro dovere approfondire con la massima attenzione eventuali criticità di questa proposta normativa che è sì appoggiata da 9 mila firme, ma a fronte di 5 milioni di veneti. Bisognerebbe riscriverla, chiarendo innanzitutto se le prestazioni previste sono LEA o extra LEA, disinnescando un pericoloso cortocircuito. Crediamo che la competenza, in materia, sia del parlamento nazionale”. “Ribadiamo che la vita, per noi, è sacra – ha chiosato Enoch Soranzo – Il nostro compito è difenderla, potenziando le cure palliative e l’assistenza domiciliare, con particolare attenzione per le famiglie dei malati terminali, che non si devono sentire un peso per la società”.

Per Joe Formaggio (FdI), “se è vero che qualsiasi legge produce un pensiero e diffonde un costume, mi chiedo se siamo sicuri che, aprendo la porta al suicidio medicalmente assistito, un domani qualcuno, raccogliendo un numero sufficiente di firme, non chieda di aprire questa porta ancora di più? E, veramente, vogliamo essere la prima Regione autonoma per il suicidio medicalmente assistito? Veramente non vogliamo tenere conto della sensibilità dei cattolici sull’argomento? Per noi, la vita è sacra: i nostri valori non sono negoziabili”.

Tommaso Razzolini (FdI), ha ribadito “il voto contrario su questo provvedimento: non si possono far passare le persone deboli come un peso per la società. Dobbiamo sostenere le persone fragili, farle parte integrante della nostra comunità che, peraltro, ha una forte vocazione all’inclusione. Chiedo il rafforzamento delle cure palliative”.

Lucas Pavanetto (FdI) ha invocato “prudenza nell’affrontare questo provvedimento affinché possa uscire una buona legge. Il mio voto sarà contrario”.

Roberto Bet (Lega-LV) ha innanzitutto ringraziato “il Presidente Zaia e il mio Capogruppo per aver lasciato a tutti piena libertà di scelta. E io rispetto tutte le scelte altrui su un tema molto delicato”.  “Avanzo il dubbio che ci possano essere dei vizi, procedimentali e legati alla copertura finanziaria, e un’incertezza in merito alla effettiva competenza regionale – ha aggiunto Bet – E non trovo un passaggio della sentenza della Corte costituzionale che ponga, in capo al Servizio Sanitario, un obbligo di prestazione al suicidio medicalmente assistito. Invece, questo obbligo di prestazione verrebbe introdotto dalla proposta normativa in esame: siamo sicuri che possiamo legiferare su un terreno che non è di nostra competenza? Credo che ci potremmo esporre a un rischio di incostituzionalità”. “Non ho nessuna verità in tasca ma io voterò contro” – ha concluso Bet – “Serve una normativa nazionale che tuteli le persone fragili, non una legge regionale piena di incertezze”.

Jonatan Montanariello (Pd) ha ribadito “la storicità della seduta odierna: stiamo facendo una discussione politica vera, con l’ambizione di tentare di rappresentare tutti. Dobbiamo colmare un vuoto normativo che oggi c’è: ce lo chiede la società civile. E dobbiamo garantire parità di trattamento a 5 milioni di cittadini”.

Elisa Venturini (FI), ha affermato come “fondamentale è morire bene, eliminando la percezione della sofferenza che incide sulla scelta del paziente. Al suicidio medicalmente assistito, a una scelta così aggressiva e radicale, opto per le cure palliative e la terapia del dolore, che devono rappresentare una priorità assoluta per il nostro sistema sanitario. Il mio voto e quello del Gruppo saranno contrari”.

Arturo Lorenzoni (Portavoce opposizione), ha chiesto che “questo testo, frutto della volontà popolare, venga esaminato con attenzione. È difficile trovare la verità assoluta in una scelta così personale ma ritengo giusto garantire a tutti la possibilità di decidere. La vita è libertà. Ma, a monte, devono essere offerte a tutti adeguate cure palliative per essere veramente liberi di scegliere”.

Anna Maria Bigon (Pd) ha ricordato che “stiamo trattando uno degli aspetti più intimi della vita di un uomo, che ci grava di una grande responsabilità. Elemento indispensabile per garantire l’effettività dell’autodeterminazione di ogni persona è la disponibilità delle cure palliative, che vanno potenziate e che potrebbero ridurre le domande di suicidio medicalmente assistito”.

Alberto Villanova (Lega-LV), ha premesso di “intervenire a livello personale. Ma, la mia esperienza professionale di medico mi ha fatto capire che, in alcuni casi, i pazienti non rispondono alle cure palliative. La medicina arriva fino a un certo punto, oltre al quale c’è la sofferenza dei pazienti. Voglio pensare che un paziente afflitto da immani sofferenze sia libero di decidere per sé stesso e che lo Stato gli garantisca questo diritto: ecco perché sono favorevole alla norma in esame. Dobbiamo rendere effettivo, per il malato, il principio della pietas”.

Per Francesca Scatto (Lega-LV), “oggi abbiamo un’occasione in più per dimostrare, a chi non crede più nella politica, non solo che essa è ancora presente, ma soprattutto che c’è una deontologia della politica. Oggi non ci saranno né vincitori né vinti, ma l’assunzione di una grande responsabilità. Per chi possiede tutti i requisiti delineati dalla Suprema corte, dobbiamo garantire una morte dignitosa e la libertà di scegliere. E ricordo che stiamo votando una norma che riguarda procedure e tempi per il suicidio medicalmente assistito, non altro”.

Marzio Favero (Lega-LV) ha riflettuto sulla condizione di chi si trova in uno stato di salute molto grave. Per il consigliere sono in gioco due posizioni contrapposte, sicuramente interessanti, entrambe portatrici di una parziale verità, ma che hanno il limite di non accettare la morte come parte della vita. Favero ha indicato una via di mezzo: la sedazione profonda del paziente che non reagisce più alle cure palliative, aiutando i suoi familiari ad accettarla. Il suo voto sarà contrario.

Marco Zecchinato (Lega-LV), si è dichiarato d’accordo nel “potenziare le cure palliative e rispettare i limiti tracciati dalla Corte costituzionale”. “Non introduciamo nulla di nuovo, definiamo solo tempi e procedure certe: il mio voto sarà favorevole”, ha chiosato il consigliere.

Per Nicola Finco (Lega-LV), “questi temi così delicati non hanno mai rappresentato una priorità per la nostra Regione che, d’altra parte, ha sempre dimostrato grande attenzione e sensibilità per le persone fragili. È noto a tutti che il mio voto sarà contrario per una scelta che ritengo profondamente ingiusta. In una società con sempre meno nati e più anziani, che richiede maggiori servizi, che vede tante persone spendere il proprio tempo per assistere i familiari malati, non posso accettare che si aiuti una persona a morire anziché a vivere”.

Stefano Giacomin (Lega-LV) ha evidenziato come “su questo settore effettivamente c’è un vuoto normativo a livello nazionale e l’Assemblea è chiamata a dare una risposta omogenea su procedure e tempi”.

Per Chiara Luisetto (Pd), “abbiamo l’opportunità di scegliere e di decidere, figlia della mancanza di una legislazione nazionale, questo sicuramente. Dobbiamo garantire servizi sociosanitari che rendano effettivamente libere le scelte delle persone”.

Francesca Zottis (Pd) ha invocato “responsabilità nell’affrontare queste tematiche, in primis da parte del legislatore nazionale. Ci vuole rispetto per individuare il confine entro il quale restare. Dobbiamo essere guidati dal principio di umanità: la vita ha un valore e un fine. La morte è un elemento naturale della vita stessa e non bisogna averne paura. I giudizi morali non ci competono. Va introdotto nei nostri dibattiti il principio dell’accompagnamento alla morte. Bisogna affrontare il tema delle cure palliative, anche quelle pediatriche, che però hanno un limite. Voterò sì”.

Cristina Guarda (EV) ha appoggiato il provvedimento, anche se ha ammesso che “politicamente e umanamente il tema è molto complesso, racchiudendo tante sfumature diverse che dipendono dalle coscienze individuali. Non esiste un bianco e un nero. Ci vuole empatia per farsi interprete delle sofferenze altrui, comprendendo chi non riesce più ad accettare certe sofferenze”.

Andrea Zanoni (Pd), ha invocato “il rispetto per le opinioni di tutti, se espresse civilmente, perché questi sono temi molto delicati”. “Abbiamo tuttavia l’obbligo preciso di esaminare e votare questa proposta normativa che è stata appoggiata da oltre 7 mila firme. Ma quest’onere è figlio dell’inerzia del legislatore nazionale”, ha chiarito l’esponente Dem.

Giuseppe Pan (Lega-LV), ha fatto proprie “le dichiarazioni espresse in particolare dai colleghi Bet e Favero” e ha offerto al dibattito alcune riflessioni personali, in particolare sull’utilità delle cure palliative. “Sono contrario a questo progetto di legge perché, per un malato terminale, è meglio essere accompagnato dai propri familiari anziché dai medici”, ha chiosato Pan.

Il presidente della commissione consiliare Sanità, Sonia Brescacin (Lega-LV), è intervenuto a titolo personale, sottolineando che “va tutelata la libertà, la dignità e l’autodeterminazione delle persone, fino alla fine. La sentenza della Corte costituzionale credo che si collochi all’interno della tutela della salute, di competenza regionale, e prevede la mera possibilità, ricorrendo determinate condizioni, di ricorrere al suicidio medicalmente assistito, dopo aver investito il Comitato etico regionale, chiamato a esprimere il proprio parere e verificare che il paziente sia stato coinvolto, prima, in un adeguato percorso di cure palliative. Sottolineo, in merito, la grande attenzione della Regione per le cure palliative. Il mio voto sarà favorevole”.

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, nel richiamare alcune sentenze della Corte europea in materia di fine vita, ha dichiarato che “pesa sulla mia coscienza il pericolo di tenere aperto uno spiraglio per legislazioni più ampie che possano allargare troppo le maglie entro le quali consentire il suicidio medicalmente assistito. Questo, purtroppo, è già accaduto in alcuni Paesi. Rischiamo una perdita di valori e questo non è modernità. La scelta non è sicuramente semplice. Ma credo che il tema non sia di competenza regionale e le Regioni non devono essere strumentalizzate per arrivare all’esame della Corte costituzionale”.

Il presidente del Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, Daniele Polato, ha posto l’accento sul fatto che il provvedimento possa non essere legittimo, soprattutto per la parte tecnico- finanziaria. “Voteremo convintamente NO – ha dichiarato Polato – Tuttavia, offriamo il nostro contributo per studiare una normativa nazionale in materia, nella convinzione che lo Stato non debba aiutare i propri cittadini a morire”.

Scritto da: Redazione

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